Viva la carta, il libro non morirà: lo dicono gli editori italiani

(ANSA) “E’ probabile che noi moriremo in un mondo in cui i libri ci saranno ancora”. Antonio Franchini, direttore editoriale narrativa di Mondadori, fuga i dubbi sul futuro del libro (quello di carta). In un mondo che muta con rapidità eccezionale, non avendo Franchini 90 ma 55 anni, per i prossimi due decenni almeno questo ambito non dovrebbe subire cambiamenti radicali. Anche se è difficile fare previsioni con la rivoluzione che comporterà, ad esempio, la diffusione delle stampanti 3D.

Franchini Antonio (foto Media.rai.it)

Franchini Antonio (foto Media.rai.it)

Ancor più difficile è fare previsioni per un mercato schizofrenico come quello editoriale: da un lato c’è la crisi che ha fatto precipitare le vendite e rischia di travolgere anche i colossi. Dall’altro, a livello mondiale “non si sono mai venduti tanti libri come in questi anni”, precisa Franchini all’ANSA nel primo appuntamento di quella che sarà un’inchiesta a puntate sul mondo del libro. Spesso si è trattato di libri molto popolari con una accentuazione dell’aspetto commerciale del libro. Va distinto infatti il “prodotto libro” – soggetto a dinamiche di mercato simili a yogurt, abiti o auto – dal libro inteso come cultura, elemento fondante da Gutenberg in poi per la trasmissione del sapere. Se il “prodotto libro” può cambiare veste o supporto (e-book, tablet, kindle, ecc.) lasciando invariati contenuto e fruizione, una eventuale scomparsa del libro-cultura, a favore di superficiali e spesso imprecise ricognizioni in internet, avrebbe ben altre conseguenze. “Oggi il digitale in Italia vale il 3% del mercato ma presto dovrebbe salire al 30% raggiungendo la media europea”, precisa ancora Franchini. Digitale: Contrariamente a quanto si pensa, non un prodotto per ragazzi smanettoni ma per lettori adulti che leggono su video e, se apprezzano un’opera, la acquistano in carta. Ma esiste anche una terza questione.

Antonio Sellerio, della omonima casa, parla di “un cambio negli atteggiamenti culturali, la velocità di social network e simili rischia di cambiare le abitudini delle persone e dei consumi culturali”. Con il rischio che si “perda la pazienza di leggere un libro”. Con ritmi sempre più veloci, 200 pagine rischiano di sembrare un’opera ciclopica.

E al cambiare delle abitudini si adegua il corpo umano: già qualcuno parla di ‘concentrazione a orologeria’. Quella che Alessio Aringoli, presidente di Editori Internazionali Riuniti, sintetizza nella dicotomia “pensieri lunghi-pensieri brevi”. D’altronde, l’offerta di impiego del tempo libero si è moltiplicata: “Prima in metro potevo soltanto leggere un libro, oggi, con la diffusione degli smartphone, posso ascoltare musica, comunicare, informarmi e tanto altro”, puntualizza Sellerio. C’è il rischio, come paventava Luca Sofri in un recente articolo, che il libro stia per finire? “Non sono così pessimista, ma dobbiamo lavorare sui ragazzi e in questo fondamentale è il ruolo della scuola”, indica ancora Sellerio. Già, i ragazzi. D’altronde è a loro che farà riferimento il mercato editoriale tra qualche anno. Franchini parla di cambio epocale che è già avvenuto in questo segmento, con la fittissima produzione di ‘young adult’ e ‘new adult’, concentrata su carta, diretta a un pubblico da 11 a 30 anni e che vende tanto.

Anche Aringoli non è pessimista: “La fine del libro è un’idea maturata in ambienti legati al giornalismo, settore che è stato completamente rivoluzionato. Chi si limita alla superficialità si accontenta di internet, che è come una immensa trasmissione orale della cultura, ma chi vuole approfondire ricorre ai libri. Un discorso questo che vale anche per i ragazzi”. E se internet è “la straordinaria chance per costruire una comunità intorno a una casa editrice”, un “tweet funziona per conoscere l’ultima dichiarazione del premier cinese, mentre non si può capire la Cina con 140 battute”.

Attenta agli sviluppi della tecnologia è la E/O di Roma. Come puntualizza Sandro Ferri, fondatore con Sandra Ozzola: “Il tipo di concentrazione dei giovani è minore; non funziona chiedere loro di leggere un romanzo ottocentesco. Dunque, cerchiamo di sensibilizzare anche i nostri autori a una scrittura che tenga conto di questi cambiamenti: più veloce, che non significa libri più facili, più banali. Qualità ma con temi e ambientazioni più vicine a un pubblico nuovo”. L’equazione è efficace: scrittori giovani per lettori giovani. Ma a preoccupare Ferri è il “calo di attenzione che potrebbe danneggiare la lettura”.

“Scripta manent: dobbiamo rinnovarci ma la letteratura non si svuota né di senso né di valore”, Daniela D’Angelo, editor di Avagliano, è convinta e appassionata. Piccola ma duttile casa, la Avagliano esprime un assunto lampante: “Se i nativi digitali, i giovani vivono sempre più la dimensione del social network con le loro vite sempre più in rete, è lì che l’editore deve collocarsi. Dunque il web marketing diventa fondamentale; ma la qualità è imprescindibile”. In altre parole, “cambia solo il modo di veicolare la letteratura, che è indagine sul mondo e sull’uomo, dunque non può finire”.

L’indicazione generale è intercettare i giovani. “La scuola ha un ruolo fondamentale per appassionare i ragazzi alla lettura – spiega Luca Leone, direttore della Infinito edizioni, una piccola casa romana trasferitasi a Modena da pochi anni – Fino alla terza media i ragazzi leggono e molto, sono quasi duecento le case editrici che lavorano solo nel settore ragazzi e lavorano tantissimo. Il problema nasce alle superiori: se si allontanano dalla lettura non si recuperano più”. Il mercato tra cinque anni? “Ci sarà un forte incremento degli e-book, che diventerà il libro economico di una volta. La carta resterà resisterà più a lungo di quanto non sia avvenuto con il vinile nella musica. Ma la qualità è indispensabile”. Leone evidenzia un “corto circuito”: “Grazie ad Apple, ad Amazon possiamo essere diffusi in tutto il mondo ed a costi bassissimi. Il problema è che proprio Amazon ad esempio rischia di far scoppiare il mercato”.

(ANSA, 27 febbraio 2014)

 

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