Editoria

02 marzo 2014 | 23:33

Gentile: “E’ una macchina del fango, sono trasparente”

(ANSA) “La macchina del fango partita dalla mia regione ha contaminato anche i grandi giornali. Credo alla loro buonafede e per questo, ritengo doveroso fare chiarezza sulle ingiuste e infamanti accuse di cui sono vittima da 10 giorni”. Lo afferma il senatore Antonio Gentile in una nota: “Sono trasparente e con me lo è la mia famiglia”. “Mio figlio, che è un brillante penalista, è stato messo alla gogna sulla base di un niente e io, addirittura, sono stato accusato di avere bloccato l’uscita di un quotidiano che non leggo e che è espressione della corruttela più truce. Non ho mai chiesto a nessuno di bloccare notizie su presunte indagini che riguarderebbero mio figlio e di cui lo stesso non è a conoscenza “, afferma il sottosegretario dell’Ncd. A dimostrazione di ciò ,”querelando, ho sottolineato la mia totale estraneità alla vicenda della mancata uscita della velina su mio figlio che, peraltro, era già stata ampiamente pubblicata lo stesso giorno dall’Ora di Calabria che poi oscurò(!) incredibilmente la pagina come io ho riportato nella querela medesima. Inoltre, la stessa notizia figurava su Il Corriere della Calabria(www.corrieredellacalabria.it) che è un settimanale cartaceo con edizione online, con evidenza massima Occorre poi sottolineare che la notizia (calunniosa) del coinvolgimento di mio figlio a un’inchiesta è stata riportata su Gazzetta del Sud del 19 febbraio ( con locandine annesse) che è , come noto, il giornale storico della Calabria e quello piu’ letto e diffuso. Tale notizia compariva sia nella prima pagine che in quelle regionali “. Il quotidiano “L’ora di Calabria, prima Calabria Ora e poi testato da Paese Sera, è fallito due volte. Il suo editore, Piero Citrigno, è un signore condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione per usura, condanna che sta scontando ai domiciliari, è indagato per altri presunti gravissimi fatti di speculazione, per estorsione ed è oggetto di una confisca di 100 milioni di euro da parte della DDA che ha riguardato anche i beni di suo figlio Alfredo, attuale editore de L’Ora di Calabria. Con questi personaggi non ho rapporti, come testimoniano le pagine intrise di veleno delle testate che lo pseudoeditore accompagna al fallimento e che chiunque può consultare nelle biblioteche”. Sono “almeno cinque anni che sono oggetto delle sue intimidazioni, da quando trascinai il centrodestra alla vittoria di Scopelliti. Anche in questo caso ho prodotto querele che hanno determinato rinvii a giudizio per diffamazioni varie che i giornali, purtroppo, non riportano”. “Questo ‘signore’ , lo sappiano i direttori dei grandi quotidiani , la Fnsi, l’Ordine e l’Inpgi, è stato rinviato a giudizio per violenza privata nei confronti del povero Alessandro Bozzo, un giornalista che si è tolto la vita dopo che lo stesso Citrigno lo aveva obbligato, secondo la Procura della Repubblica di Cosenza, a firmare un contratto capestro di 800 euro mensili , nonostante fosse redattore ordinario”. I giornalisti che lavorano con Luciano Regolo “percepiscono 5-600 euro mensili , i loro contributi non vengono pagati , il loro futuro è purtroppo opacizzato. Sono questi i miei detrattori. Gli stessi che rappresenterebbero la libertà di stampa addirittura per il Corriere, per Repubblica, per il sole 24 ore, per il Giornale. per un quotidiano diretto dal figlio di un eroe, ucciso barbaramente da chi, sulle colonne di Repubblica, si erge ad intellettuale nonostante sia stato condannato a 22 anni di carcere”.  Gentile ricorda di vivere da tre anni sotto scorta per le minacce dalle organizzazioni criminali “per avere denunciato le stabilizzazioni operate nel periodo di gestione del vecchio centrosinistra , all’asp di Cosenza. In quella stessa Asp sedeva un pregiudicato , rinviato a giudizio con Citrigno per oscene operazioni immobiliarie del servizio pubblico. Tutte le altre vicende che concernono le Asp vedono COMPLETAMENTE estranea la mia famiglia” . “Nel frattempo vengo crocefisso da chi dovrebbe essere espulso dalla comunità civile, perché organizzatore di crimini e di sporchi affari”. Ringrazio il presidente Renzi e Angelino Alfano per la fiducia accordatami. Da quelle telefonate tra editore e stampatore non emerge nemmeno un lontano indizio di mie responsabilità per la non pubblicazione di un giornale che da anni, ripeto, senza pagare fornitori e giornalisti, cambiando nome sociale a piacimento e fraudolentemente, mi aggredisce. Annuncio sin da ora che parte del ricavato del risarcimento danni che otterrò dalle querele lo devolverò alla vedova di Alessandro Bozzo, un giornalista libero, ucciso dai suoi estorsori nel silenzio di tutti e che allorquando la giustizia condannerà i miei diffamatori chiederò io stesso ai direttori dei grandi giornali di chiedermi scusa”. (ANSA, 2 marzo 2014)