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05 marzo 2014 | 10:39

L’Ue boccia l’Italia sull’innovazione, si salvano solo Piemonte, Emilia e Friuli

(ANSA) Nuova ‘bocciatura’ europea per l’Italia: questa volta è nel mirino la performance sull’innovazione, che continua a restare sotto la media Ue, e che la posiziona tra gli ultimi della classe ad eccezione di Piemonte, Emilia e Friuli. Una “mancanza di riforme” che pesa, ha avvertito il vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani, proprio alla vigilia della presentazione dell’analisi di Bruxelles su debito e riforme. Le attese sono infatti tutt’altro che buone per quello che finirà per essere un nuovo giudizio negativo per il Paese: la ‘analisi approfondita degli squilibri macroeconomici’ che arriverà domani indicherà le debolezze del Paese. Dal debito troppo elevato alla disoccupazione, soprattutto quella giovanile, dalla scarsa competitività alla perdita di quote di mercato, la pagella di domani rimanderà l’Italia per la terza volta. Intanto, la pre-pagella dello ‘Innovation Union Scoreboard’ sottolinea impietosa che se “la resa innovativa del paese rispetto all’Ue è cresciuta, raggiungendo l’80% nel 2013″, l’Italia presenta ancora “risultati inferiori alla media Ue per la maggior parte degli indicatori”. Questi la collocano infatti al 15esimo posto tra i 28 paesi Ue, con la magra consolazione di essere la prima tra gli ultimi della classe. In particolare, evidenzia Bruxelles, si registra un “rallentamento della crescita” negli investimenti in venture capital, nelle spese per l’innovazione diverse da quelle per ricerca e sviluppo, nella produzione di disegni e modelli, e in posti di lavoro qualificati. E tra i punti deboli ci sono anche il basso numero di dottorandi extraeuropei e di reti di Pmi innovative. A smarcarsi solo tre regioni del Nord – Piemonte, Emilia Romagna e Friuli, innovatori sopra la media Ue – che evidenziano anche il gap mai colmato tra Nord e Sud. “La Commissione Ue ha sempre consigliato all’Italia di fare le riforme e credo che anche nelle prossime settimane continuerà a ripeterlo”, ha ammonito Tajani, “il fardello fiscale è così forte che è difficile che le imprese possano investire in ricerca e sviluppo”. E questo, ha concluso, “è il motivo per cui le altre regioni del Nord Europa sono in prima fila sul fronte dell’innovazione mentre l’Italia è un paese che arranca”. La pagella in arrivo domani, invece, pur essendo nuova conterrà giudizi che saranno più o meno quegli stessi che la Commissione ripete dal 2012. I punti deboli dell’economia italiana infatti non sono cambiati se si guardano gli ultimi indicatori su disoccupazione, debito e povertà che aumentano, crescita rivista al ribasso, e le riforme che Bruxelles chiede da due anni non sono state così incisive come la Commissione auspicava. Lo scorso novembre, quando ci fu l’ultima analisi sugli squilibri dei Paesi, colpita dalla persistenza dei problemi italiani la Commissione raccomandò un’analisi più approfondita, che arriverà domani, e che è stata di fatto anticipata dal commissario agli affari economici Olli Rehn presentando le previsioni economiche della scorsa settimana che già davano la misura di come i problemi siano sempre gli stessi. Bruxelles chiederà quindi al Governo di affrontare gli squilibri con azioni da inserire nel piano nazionale di riforma che deve essere presentato ogni anno a fine aprile. La Commissione poi valuterà gli impegni nelle raccomandazioni che quest’anno saranno pubblicate dopo le elezioni europee, i primi di giugno. (ANSA, 4 marzo 2014)

Antonio Tajani (foto Olycom)

Antonio Tajani (foto Olycom)