Comunicazione, Televisione

05 marzo 2014 | 12:20

Tarantola: “La Rai può e deve perseguire l’equilibrio di genere”

(ITALPRESS) ‘Un primo importante passo per il riequilibrio, ed e’ la base di questi due giorni di convegno, e’ quello di trovare nelle nostre esperienze di donne quanto ci sia di condivisibile e utile, e diffondere informazioni con rinnovato e fattivo spirito di collaborazione, per alimentare la consapevolezza che le donne sono una risorsa preziosa per il Paese; lo sono e come tali vanno utilizzate e valorizzate. E’ poi necessario aiutare soprattutto le giovani donne a credere in se stesse, a investire nelle proprie capacita’ e a sviluppare le proprie potenzialita’, senza replicare i modelli di comportamento maschile. E’ dall’insieme delle diversita’ che si crea efficienza, non dall’omologazione, ne’ dalla prevaricazione di un modello sull’altro’. Lo ha detto il presidente della Rai Anna Maria Tarantola in apertura del convegno ‘Donna e’….’ in corso a Roma.

‘E infine, ma non ultimo -aggiunge -, e’ importante promuovere l’adozione di un complessivo e articolato piano di azione a livello nazionale che veda coinvolti politica, istituzioni, famiglie, scuola e media; un programma evolutivo e condiviso, volto all’affermazione di una equita’ reale. In questo progetto un ruolo fondamentale compete alla scuola, all’universita’ e alle istituzioni preposte alla diffusione della cultura. Sarebbe bello che le scuole presentino figure femminili che hanno fatto la storia, che i curricula sappiano accompagnare i giovani nell’importante processo formativo avendo presente l’equilibrio di genere e la consapevolezza che l’evoluzione dell’essere umano e’ il portato dell’azione congiunta di donne e di uomini. Questo processo evolutivo e’ necessario per radicare sin da giovani il rispetto delle donne, del loro ruolo e della loro dignita’, per incidere sulla violenza di genere, per ampliare la loro presenza nel mondo del lavoro. Anche per questa via riusciremo ad assicurare alle generazioni future migliori prospettive di vita’.

‘La RAI, in quanto Servizio pubblico – aggiunge Tarantola – ha la responsabilita’, in linea con la sua missione di interesse generale, di proporre modelli, messaggi, opinioni e visioni che possano ‘contaminare’ positivamente l’immaginario collettivo. La RAI puo’ contribuire al progresso culturale del Paese e all’affermazione dell’equilibrio di genere. Puo’ e deve farlo su piu’ piani: quello aziendale, assicurando alle donne di potersi esprimere accedendo in misura crescente ai processi decisionali; quello editoriale, realizzando una offerta complessiva che garantisca il rispetto della dignita’ umana, delle minoranze, della figura femminile in tutti i suoi aspetti attraverso una rappresentazione dignitosa, reale, non stereotipata ne’ discriminatoria che rifletta la molteplicita’ dei ruoli che la donna svolge nella vita sociale, culturale, economia e politica del Paese. E ancora, favorendo una maggiore presenza delle donne all’interno dei programmi d’informazione e di intrattenimento; fornendo strumenti di conoscenza volti a prevenire e contrastare la violenza sulle donne, evitando, in particolare l’uso di immagini e contenuti discriminatori e che possano contribuire alla violenza di genere.

Stiamo lavorando sui linguaggi e sulla promozione di una varieta’ di figure femminili puntando soprattutto sulle protagoniste delle nuove fiction, tutte dotate di grande personalita’, di quotidiana umanita’ e portatrici di valori etici. Queste nostre azioni stanno dando alcuni risultati, come emerge dal monitoraggio che, in ottemperanza a quanto previsto dal Contratto di Servizio 2010-2012 ancora in vigore, abbiamo avviato per verificare il rispetto delle pari opportunita’ tra uomini e donne in video e analizzare quanto l’immagine femminile veicolata dalle trasmissioni Rai corrisponda a una rappresentazione reale. I risultati mostrano luci e ombre. Ampia e’ la presenza di donne tra i professionisti interni (conduttori, giornalisti, inviati, corrispondenti, ecc.) e questo e’ un risultato importante che evidenzia l’orientamento aziendale alle pari opportunita’. Emerge anche una tendenza al bilanciamento di genere nei programmi di intrattenimento con riferimento sia alle celebrita’ (attori, cantanti, comici, musicisti e altri artisti) che alle persone comuni (concorrenti di giochi, quiz e reality show). Un terzo positivo risultato riguarda le fiction da cui emerge una rappresentazione femminile ampia, , articolata e vicina alla realta”.

‘Miglioramenti – aggiunge – sono invece necessari con riferimento alle persone di cui si parla o che sono intervistate. Qui la responsabilita’ della Rai e’ indiretta, in quanto la situazione riflette sia fattori culturali, che non favoriscono la visibilita’ delle donne, sia la realta’ del paese che vede soprattutto uomini nei ruoli apicali del mondo politico e imprenditoriale. Altro elemento critico e’ la scarsa presenza di donne esperte. Stiamo cercando di riequilibrare la situazione anche attraverso la predisposizione di un elenco di esperte nelle varie discipline. Infine particolarmente rilevante e’ la sottorappresentazione delle donne nei programmi di sport. Queste criticita’ sono oggetto di analisi e di monitoraggio; sulla loro soluzione sono coinvolti tutti i Direttori di rete e di testata perche’ siamo consapevoli che avere piu’ donne nei vari ruoli e’ necessario per assicurare una visione piu’ completa dei fenomeni. La RAI e’ stata il primo media di Servizio Pubblico in Europa a dare attuazione alla ”Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica” del Consiglio d’Europa attraverso l’adozione di una policy di genere. Con la nostra policy di genere abbiamo voluto avviare un percorso virtuoso non solo aumentando il numero di donne in video, ma anche sostituendo l’attuale immagine femminile spesso falsata con una piu’ reale, piu’ vera, piu’ fedele all’universo cui appartiene la donna oggi.

E’un tema sul quale e’ intervenuto anche il Presidente Giorgio Napolitano. Nel novembre 2013, in occasione della IX Conferenza Internazionale della Comunicazione Sociale, ha affermato: ‘…la dilagante rappresentazione del corpo femminile come bene di consumo rafforza fuorvianti atteggiamenti possessivi nei confronti della donna’ e ha auspicato che ‘…le donne siano rappresentate con sobrieta’ e dignita’ nei media, cosi’ come si e’ impegnata a fare la RAI’. Migliorare la qualita’ della rappresentazione e’ anche un modo per combattere la violenza contro le donne. Ma ovviamente non basta, occorre anche usare linguaggi appropriati e dare rilevanza e dignita’ alle vittime. Sull’uso ormai comune di chiamare i delitti di madri, fidanzate, mogli, ex, conviventi, amanti, figlie con il neologismo ‘femminicidi’, concedetemi una breve nota. Il termine puo’ risultare e risulta poco ‘simpatico’, quasi spregiativo. Nell’immediatezza della formula che sta ad indicare la violenza fisica e psicologica sulle donne, non c’e’ mai il tempo di chiarire come il termine sia nato in occasione di una strage di donne in Messico. Da allora ‘femminicidio’ riassume in se’ una denuncia civile a livello internazionale. Personalmente, tuttavia, preferirei parlare di ‘donnicidio’, perche’ si tratta di donne, di donne uccise e violate’.

E ancora: ‘Per concludere tutti i media, non solo la Rai, possono svolgere un ruolo importante, tenendo viva l’attenzione sul tema dell’equilibrio di genere, fornendo le necessarie informazioni, proponendo approfondimenti e forme di intrattenimento, capaci di accrescere la consapevolezza e di suscitare emozione. Non si tratta di ‘insegnare’, ma di informare e rappresentare correttamente, proponendo modelli che aiutino la conoscenza e la crescita socio-culturale e favoriscano un ulteriore progresso sul percorso di bilanciamento della rappresentanza delle donne in ogni ambito sociale. Non dobbiamo dimenticare i valori che ci accomunano tutti – uomini e donne, ma anche italiani e non italiani, giovani e anziani – e che sono alla base del vivere civile, del rispetto della dignita’ di tutti, dell’accoglienza. Dobbiamo rappresentare questi valori con equilibrio e attenzione, senza banalizzazioni o eccessive semplificazioni, evitando sia il rischio di svalorizzare le idee a favore delle facili emozioni, sia quello ancor piu’ grave di favorire l’assuefazione e la minimizzazione dei fenomeni. Per questo occorre grande equilibrio nell’affrontare il tema di genere, usare senso critico per sottolineare, con metodo e insistenza, la singolare rilevanza della specifica situazione e i vantaggi connessi alla uguaglianza.

Infine un auspicio: che il sistema della comunicazione contemporanea trovi il modo e il coraggio di trasmettere l’idea di coesione, unione e appoggio; il coraggio di dare rilevanza agli aspetti positivi: ai successi e alle mete raggiunte da tante donne competenti, impegnate e significative come esempio da seguire e da ampliare. Raccontare, parlare con dovizia di dettagli di e con le donne affermate nelle scienze, nella politica, nello sport e in tutti i campi dell’attivita’ umana fornisce modelli utilissimi a trasmettere in altre donne spirito di emulazione e a suscitare fiducia e, in tutti, uomini compresi, rispetto e ammirazione. Raccontare belle storie: ad esempio, il numero davvero molto alto di donne che contribuisce attivamente in ambito universitario e specialistico alla ricerca italiana; del resto l’eccellenza universitaria e’ in buona parte costituita da donne’. (ITALPRESS, 5 marzo 2014)