Editoria

05 marzo 2014 | 20:02

Il direttore dell’Ora della Calabria querela lo stampatore per diffamazione

(ANSA) “Ho dato mandato per querelare il signor Umberto De Rose per diffamazione per quanto da lui dichiarato a La Repubblica”. E’ quanto afferma, in una nota, Luciano Regolo, direttore de l’Ora della Calabria. “Io non ho partecipato – prosegue Regolo – né a ‘complotti’ né ordito ‘orge mediatiche’. Le sue parole oltre che grottesche sono gravemente lesive del mio onore e della mia dignità personale e professionale. De Rose, d’altra parte, nella telefonata da me registrata (esclusivamente per tutelare la libertà mia e della redazione, viste le pressioni che stava esercitando sull’editore) mi offende pesantemente: ‘stu cazzu e Regulu’, ‘che gliene frega di pubblicare sta notizia ppè nu pruritu e culu?’, ‘ci hai dira a lu direttori che chi fa male a te fa male pure a lui e a lu giornale e che gliene viene a lui, nculo a chi gli è vivo?’. Cito solo alcune delle frasi intollerabili che adopera nel parlare del sottoscritto. Senza contare che suggerisce all’editore persino la linea editoriale da seguire nei giorni a venire”. “Il signor De Rose dimentica forse – aggiunge Regolo – di aver spedito all’editore alle 20.57 della notte della mancata messa in stampa dell’Ora della Calabria il seguente sms: ‘Alfredo ti hanno chiamato ma non hai risposto, fammi sapere’. Messaggio che combacia perfettamente con quello spedito dal figlio del senatore, Andrea Gentile, protagonista della notizia che si intendeva censurare, il quale alle 21.18 scrive sempre all’editore: ‘Alfredo ho provato a chiamarti ma non sono riuscito a sentirti… ho avuto modo di parlare con Umberto e volevo ringraziarti sinceramente per quanto farai’. Di tutto ciò, io ho appreso solo quando avevo dato il visto si stampi con la notizia dell’indagine aperta sul figlio del senatore Gentile. Io non ordisco trappole, non mi presto a piani distruttivi verso chicchessia, rispetto la dignità e la professionalità altrui, ho registrato quella telefonata per mia iniziativa trovandomi accanto all’editore, nella sua auto, perché messo al corrente delle pressioni che lui da ore stava subendo per convincermi a togliere quella notizia”. “E non mi pento di averlo fatto – conclude Regolo – perché oggi risulta documentato uno scenario triste e oscuro, che opprime tutta la nostra regione e non certamente per un fatto di dialetto, come sostiene, De Rose offendendo anche l’umana intelligenza”. (ANSA, 5 marzo 2014)