Editoria

06 marzo 2014 | 15:32

Futuro del libro, con internet nuove sfide. Ecco le previsioni degli scrittori

(ANSA) “Manca una strategia, un piano psicoregolatore per creare lettori”. Dietro la suggestiva immagine da Grande fratello (quello di Orwell non il format tv), Piero Angela intravede la necessità non di un controllo sulla mente dei giovani quanto di uno stimolo alla lettura. Perché, in quanto a livello educativo, come riporta l’Ocse, siamo messi maluccio: “Solo un terzo degli italiani supera il 3″ (livello mediocre), ricorda Angela. Che aggiunge: “E’ gravissima la responsabilità della scuola e della tv che non fanno abbastanza per la cultura e per i giovani”. Occorrerebbe infatti “motivare alla lettura, ma non è facile, non ci sono studi psicologici per indurre a farlo; una delle strade è la mamma che legge la fiaba al piccolo”. Scuola come matrice di indirizzo ma anche antenna per intercettare i giovani, i loro gusti e talenti.

Lo scrittore Maurizio De Giovanni è spesso nelle scuole: “Incontro tanti ragazzi e trovo sempre un grande interesse per i libri e la lettura – dice – anche se individuo uno spiccato approccio all’individualismo”, che spinge “a interpretare le regole come un limite da superare, soprattutto in modo non lecito”. Ma questa è tutta un’altra storia. Se sembrano tutti d’accordo sul fatto che il libro inteso come cultura non scomparirà ma diventerà un segmento, un aspetto della società dei prossimi anni, sul prodotto libro c’è grande disorientamento e tra gli intellettuali si respira l’atmosfera trepidante di un imminente avvento di una tecnologia che in pochi mesi cambierà i quattromila anni di storia dell’uomo.

Lo scrittore Giosuè Calaciura non sa immaginare un futuro senza libro elettronico: è “necessario e non cambierà la qualità del nostro mestiere. Forse ci sarà una più larga fruizione”. Calaciura teme piuttosto che si “ricomponga quell’oligarchia editoriale che c’è per la carta”, è una “questione di potere, di chi deterrà le tecnologie: non ci sarà mutamento all’interno della divisione di classe”. E individua “nell’incapacità di rinnovare il linguaggio, a differenza di quanto ha fatto il cinema ad esempio”, la crisi dell’editoria.

Necessario sì, l’e-book, conferma De Giovanni, “ma deve costare non più di 4/5 euro, invece le case fanno cartello e quindi…”. Per il saggista e sociologo Luciano Gallino, non ci sono dubbi: “il libro, cioè lo strumento concettuale di straordinaria e complessa struttura a più piani, è indispensabile. Sarebbe un grosso guaio se venisse a mancare quel fondamentale esercizio di chi si sforza di scrivere qualcosa di complesso e di chi deve sforzarsi per capirlo”. In una recente intervista Philip Roth ha ribadito che “fra vent’anni i lettori di romanzi letterari saranno numerosi quanto i lettori di poesia latina”. Di oggi, non nel Rinascimento.

Andrea Camilleri è più prudente e curioso e, in un mondo dominato dalla tecnica, mette intelligentemente questa in relazione al pensiero: “Se lo scopritore dei quanti afferma che nei suoi studi si è rifatto ai filosofi greci allora significa che la cultura classica è fondamentale”. Dunque, “resterà”, il tempo non la spazzerà via. Ma si tratta anche qui di un gruppo ristretto di persone. La questione che si pone lo scrittore siciliano è: “Scomparirà il senso della cultura? Siamo alla vigilia della nascita di una cultura utilitaristica e non più umanistica? Forse l’umanistica resterà e resterà anche nel supporto cartaceo ma ad uso esclusivo degli studiosi”, ipotizza. E tuttavia Camilleri dice di essere “sbalordito” dai “ragazzi, che sono tanti, interessati ai libri, e dalle tantissime lettere ed e-mail di giovani e giovanissimi” che riceve. Una “presenza che contraddice quelli che ai libri non si avvicinano”.

Per chi non ha l’impellenza di affrontare il mercato, insomma, non resta che “aspettare e vedere” cosa accadrà. Perché qualcosa accadrà, eccome: Piero Angela cita uno studio dell’Università di Oxford che prevede “la scomparsa della metà dei mestieri e realtà attuali come sportelli bancari, studi legali, ospedali, in venti anni per la diffusione di internet”. Ma non scompariranno i lettori: “Chi ha media intelligenza e si imbatte in internet in una cosa interessante, e trova un libro su quell’argomento, lo compra. Internet esercita l’occhio alla parola scritta, quindi può facilitare”.

Chi l’urgenza di interpretare le dinamiche del mercato ce l’ha, invece, si sforza di analizzare e prevedere. Come fa l’agente letterario Piergiorgio Nicolazzini della Pnla: “Non sappiamo realmente quale sarà il futuro del libro, anche a breve termine e diffido da proiezioni troppo certe”. Di fronte a un pubblico mutevole, dai tempi frammentati e sempre più difficile da intercettare, gli “editori tentano di capire a chi indirizzare e quali contenuti”. Dunque, “il romanzo di narrativa letteraria ha bisogno di sempre più supporto di comunicazione: gli editori devono ricorrere disperatamente a modi per focalizzare interesse del lettore, non basta più la qualità”. Libro “sempre più simile a un prodotto”, dunque, con “editori in crisi di identità”. Bisogna allora valorizzare le piccole-grandi nicchie come quella della qualità. Per Nicolazzini allora la sfida è “tutelare gli autori ma dialogare ogni giorno con gli editori, con un ruolo più attivo, creativo e inventivo del fare e valorizzare il filtro che è l’agente letterario”.

(ANSA, 6 marzo 2014)