Editoria

10 marzo 2014 | 12:32

Cento anni di ‘Vita e pensiero’, la rivista dell’Università Cattolica

(ANSA) Essere un luogo di confronto e dibattito per la cultura del Paese: è l’intento con cui è stata creata nel 1914 da Agostino Gemelli, Vita e pensiero, la storica rivista dell’Università Cattolica, che festeggia quest’anno i 100 anni dalla nascita. ”Forse, il modo migliore per avviare le celebrazioni di una ricorrenza non ordinaria è proprio quello di ricordare qual’è stata, ed è, una delle fonti più vitali del normale scorrere di ‘Vita e pensiero”’ scrive nel suo editoriale per il numero di Gennaio-Febbraio 2014, l’ex ministro per i Beni e le attività Culturali Lorenzo Ornaghi, membro del comitato di direzione della pubblicazione. ”Del suo scorrere – aggiunge – anche di quello, appunto, all’apparenza più tranquillo e quasi routinario, dentro, però i tormenti e le gigantesche, impreviste trasformazioni avvenute nel Novecento, non meno che all’interno dei cambiamenti tuttora in corso, o all’improvviso manifestatisi nei primi anni del nuovo millennio, con tutto il loro carico aggrovigliato di apprensioni, rischi crescenti, positive opportunità”. Nella consapevolezza che quella che stiamo vivendo ”è per tutti una stagione ricca di opportunità e rischi, da affrontare con coraggio intellettuale e gusto per la ricerca del vero, dal 2003 “Vita e Pensiero” è stata ripensata nell’impostazione grafica e nel lavoro redazionale” si spiega sul sito ufficiale. Oltre a temi come lo sviluppo tecnologico ed economico, il progresso delle neuroscienze e della genetica, i nuovi paradigmi della politica e delle relazioni internazionali, l’evoluzione dei mezzi di comunicazione di massa, la rivista dedica una particolare attenzione all’attualità, ospitando articoli e interventi di docenti dell’Università Cattolica e di significative voci ‘esterne’, ”capaci di offrire chiavi di lettura originali sui fenomeni sociali e culturali di oggi e di domani”. Per Ornaghi ”sin dai suoi ‘princìpi’, ‘Vita e Pensiero’ ha in ogni circostanza cercato di dimostrarsi degna figlia di una cultura mai elitariamente soddisfatta della propria immagine pubblica o delle relazioni di reciproco scambio con altre elitarie cerchie culturali, mai superbamente o settariamente convinta che l’intelligenza o la pur sincera e disinteressata passione di pochi bastino a colmare la distanza dai bisogni e dalle aspettative dei più. Per quanto hanno consentito la forza degli eventi e le differenti capacità personali necessarie a orientare positivamente una simile forza, o almeno a contenerla, la nostra rivista è anche stata, lungo tutti i suoi cent’anni, “genitrice” di cultura. Una cultura che, senza pretendere di poter salvare o migliorare da sé sola il mondo, è ben consapevole di avere il compito, per scelta convinta, e pur in mezzo a mille difficoltà, di accompagnare e nutrire un’”azione” non solo coerente con i propri intendimenti, ma anche efficace nel conseguirli”. (ANSA, 8 marzo 2014)