Editoria, New media

12 marzo 2014 | 16:36

La Cassazione pone dei limiti al sequestro dei blog e fa valere la libertà di parola

(AGI) No a maglie troppo strette per il sequestro di blog, anche se in essi vengono pubblicati post di contenuto diffamatorio. Lo ha sancito la quinta sezione penale della Cassazione, rilevando che, in tali casi, va tenuto in considerazione il “diritto di liberta’ di manifestazione del pensiero” garantito dalla nostra Costituzione. La Suprema Corte ha per questo annullato senza rinvio il sequestro preventivo, disposto dal gip e confermato dal Riesame di Udine, di un sito web contenente un blog, il cui gestore era stato indagato per diffamazione in relazione ad alcuni messaggi e commenti pubblicati in esso.

Per i giudici di piazza Cavour, “in caso di sequestro di un blog, l’inibitoria che deriva a tutti gli utenti della rete all’accesso ai contenuti del sito e’ in grado di alterare la natura e la funzione del sequestro preventivo, perche’ impedisce al blogger la possibilita’ di esprimersi”. Il vincolo, infatti, “non incide solamente sul diritto di proprieta’ del supporto o del mezzo di comunicazione – si legge nella sentenza depositata oggi – ma sul diritto di liberta’ di manifestazione del pensiero”. Dunque, un “giusto contemperamento di opposti interessi di rilievo primario impone – scrivono i supremi giudici – che l’imposizione del vincolo sia giustificata da effettiva necessita’ e da adeguate ragioni, il che si traduce, in concreto, in una valutazione della possibile riconducibilita’ del fatto all’area penalmente rilevante e delle esigenze impeditive, tanto serie quanto e’ vasta l’area della tolleranza costituzionalmente imposta per la liberta’ di parola”.

Nel caso in esame, “il sito internet – sottolinea la Cassazione – e’ stato oggetto di sequestro solo perche’ adoperato per commettere diffamazioni (nemmeno da parte dell’indagato, ma di terze persone) ma non vi e’ alcun elemento da cui desumere una potenzialita’ offensiva del sito in se’, e quindi l’attualita’ e concretezza del ‘periculum in mora’. Anzi – conclude la Corte – lo sviluppo di un blog sul dominio internet rappresenta una modalita’ fisiologica ed ordinaria dell’utilizzo di un bene, per cui non si ravvisa alcun elemento da cui poter inferire che vi sia un tale rischio, ne’ potrebbero essere individuati ulteriori elementi da parte del tribunale del Riesame”. (AGI, 12 marzo 2014)