12 marzo 2014 | 17:24

Il data journalism al Washington Post dopo Ezra Klein

Quando il blogger Ezra Klein è entrato al Washington Post, nel 2009, aveva 25 anni ed era poco conosciuto al di fuori dei circoli politici. Ma Wonkblog, il sito di economia e politica da lui fondato, lo ha catapultato in poco tempo al centro dell’attenzione nazionale. Ora, mentre Klein sta per decollare con la nuova sfida editoriale di Vox, il Post si sta chiedendo: è possibile che un fulmine colpisca due volte?

Quasi subito dopo la dipartita di Klein, lo scorso gennaio, il giornale ha infatti annunciato il lancio di un nuovo sito guidato dal corrispondente economico Jim Tankersley. Il progetto, ancora senza nome, integrerà l’analisi dei dati e lo storytelling visuale per discutere delle principali questioni economiche tra cui, ad esempio, lo status delle donne nel mondo del lavoro. Ma resta da vedere se il nuovo sito saprà raggiungere gli stessi risultati ottenuti da Klein, tenendo conto che lo scorso anno Wonkblog ha registrato oltre quattro milioni di pagine viste al mese (dati The New Republic).

Jim Tankersley

Jim Tankersley

“Tankersley spera di costruire qualcosa che rimarrà nel tempo”, dice Gregory Schneider, che sul WaPo si occupa di economia nazionale e business. “Avremo voci forti ma diverse: il nuovo Wonkblog, infatti, non sarà costruito attorno a un unico volto o una singola personalità”.

Dylan Byers di Politico è convinto che chi riempirà la sede vacante di Wonkblog avrà il “peggior lavoro del Post”, perchè si troverà a competere con il Vox di Klein. Anche l’imminente progetto di data journalism di David Leonhardt al New York Times probabilmente aggiungerà un altro concorrente temibile in questo ambiente sempre più affollato.

Tra l’altro, nel lasciare il Washington Post Klein si è portato con sè la maggior parte dei suoi Wonkbloggers tra cui Sarah Kliff, Dylan Matthews e Brad Plumer, così come l’ex direttore delle piattaforme del Post, Melissa Bell. Per il ‘restaffing’ di Wonkblog hanno firmato di recente Emily Badger dell’Atlantic Cities e Jason Millman del Politico, ma sembra esserci anche Lydia DePillis, l’ultima Wonkblogger assunta sotto Klein e l’unica a non aver preferito Vox.

Tankersley ha detto che il suo progetto sarà molto diverso dal vecchio Wonkblog. “Ci concentreremo su quello che succede agli americani e che richiede una risposta politica, e su quali sono le modalità con cui la politica sta entrando nella vita delle persone”, dice.

Wonkblog sarà arricchito da nuovi strumenti di data visualization – continua Schneider – e darà spazio anche a diverse tematiche laterali come la sostenibilità, i trasporti e la pianificazione urbana. “Una delle grandi cose che ha fatto Ezra è stata quella di creare questo luogo digitale al Post”, ha detto Schneider. “Siamo secchioni, pensiamo che la politica sia interessante e vogliamo dialogare con altre persone che la pensano allo stesso modo. Il nuovo Wonkblog avrà la stessa sensibilità, ma con tante voci diverse”.

Fonte: Columbia Journalism Review (autore Edirin Oputu)