Editoria

14 marzo 2014 | 12:15

Il digitale è essenziale ma la carta ci piace, dicono i giovani italiani

(ANSA) Il digitale nell’editoria è indispensabile, è impensabile farne a meno per rapidità, costi, praticità. Ma il libro di carta resterà un oggetto culturale di valore, non scomparirà. Come non scomparirà la lettura, in qualunque forma (pc, tablet, smartphone, ecc.). E’ ciò che pensano i tanti studenti interpellati per questa terza puntata dell’inchiesta sul futuro del libro, in vari centri d’Italia. I ragazzi sono i protagonisti del mercato editoriale di domani. E’ “inconfutabile la fondamentale funzione del libro come veicolo principale di cultura e informazione”, scrivono dopo un approfondito dibattito sul tema gli studenti di IV e V del Liceo Classico Nicola Carlomagno di Lauria (Potenza) che, in controtendenza, ha avuto un aumento del 50% delle iscrizioni. Se per l’Istat, i ragazzi sono ‘attaccati’ a cultura e libri, è merito della scuola, degli insegnanti che li indirizzano: quando lasciano la scuola, i dati sulla lettura precipitano, dopo è difficile riavvicinarli. In una V del linguistico Selmi di Modena, nel corso di un analogo dibattito, un ragazzo racconta di aver scaricato sul cellulare un sistema che consente di leggere un libro sul telefonino in brevissimo tempo grazie a un programma che evidenzia in rosso alcune parole facilitandone il ricordo. Sorta di lettura veloce, utile per preparare esami, per leggere un manuale. A Modena sono convinti che “tra pochi anni i libri saranno tutti immateriali”, come “già in Australia nelle scuole”, con esercizi interattivi. Il libro di carta “sarà un prodotto da collezione, rarità per amatori”. Nella scuola media di Bagnara Calabra (Reggio Calabria) è stata creata la pagina Facebook, “Per noi che amiamo i libri”. Il dibattito è coordinato dall’insegnante e la pagina ha già 400 amici in tutta Italia. C’è chi posta slogan, vignette, brani. Insomma, il mercato per il momento è assicurato, bisogna solo intercettarlo. Ha ragione Pino Sassano, libraio Mondadori a Cosenza, quando dice che “la generazione che ha dai 20 anni in su, fino ai 65/70 anni, resterà vincolata al libro”. Convinzione radicata a Segrate, dove hanno appena acquistato il social reading aNobii, che sarà l’orecchio per ascoltare i lettori e “costruire la casa editrice del futuro”, come spiega l’ad Mauri. Sicuro sì, ma difficile da prevedere, il mercato: “C’è una tale confusione…”, dice Gian Mario Villalta, patron di Pordenonelegge. “Se il libro sarà sempre più come un cioccolatino si sbatterà contro un muro. Per ogni best seller da un milione di copie si crea un lettore seriale e se ne perdono due seri”. Insegnante, Villalta segnala che nella sua scuola “i ragazzi sono sempre al computer”: è facile “portarli all’Odissea”. E i librai come si preparano? “Siamo in una terra di mezzo. Intanto, creiamo nelle librerie attività collegate al libro, incontri con gli allievi delle scuole medie elementari o prima infanzia” elenca Sassano. Nicolò Lovat, 26 anni, dell’omonima catena di librerie, è nato tra i volumi; lavora a Treviso. “I miei coetanei sono la prima generazione che ha smesso di leggere o ha diminuito la lettura, che andrà declinando. In un baleno si svilupperanno altri supporti”. I ragazzi? “Il problema è l’istruzione primaria: se a 7/8 anni non sono messi di fronte al libro, li hai persi. O li si avvicina subito o è inutile. L’obiettivo è libri per l’infanzia: “Rendi il bambino potenziale cliente. Spingiamo sulla fascia fino a 10 anni, quelli di 12/14 li prendi se già conosce il libro, poi potresti riprenderli dopo i 25″. Giorgio Pignotti fa il libraio ad Ascoli Piceno dal 1976. “Vendiamo il digitale: cavalco il fenomeno, non lo evito. I distributori mi trattano come un illuso, ma credo che ancora per 40 anni ci sarà chi vorrà stare in libreria”. Così, ha messo insieme i cataloghi di librerie e biblioteche: “Quando mi chiedono un libro vedo se ce l’ho di carta o elettronico e se esiste nella biblioteca comunale e se c’è per il prestito: la libreria è riferimento di tutta la cultura, svolgo un servizio”. Nello stesso spirito, ha messo insieme la conoscenza di librai e clienti: “Se uno viene e mi chiede qualcosa di specifico sui fagioli e io non ne so niente, cerco un libraio che ne sappia, ci mettiamo in rete. Sta funzionando”. E per catturare i ragazzi, “conferenze nelle scuole, incontri con l’autore”. La filiera del libro si completa con il distributore. Per Carlo Cherici, vicepresidente Pde, “certe librerie e l’editoria, piccola soprattutto, incidono sulla diffusione del libro. A Firenze hanno chiuso tante librerie, due grandissime; del loro fatturato non ha beneficiato nessuno. Significa che dove c’è una libreria, il libro si vende. Ma bisogna recuperare la libreria di quartiere, fatta da persone che sanno”. Il digitale? “dovrà sposarsi con il libro, non essere come il libro”. (ANSA, 13 marzo 2014)