17 marzo 2014 | 10:25

Il CdR del CorSera: “A metà percorso il piano triennale non appare realizzabile”

Il Comitato di Redazione del Corriere della Sera torna a chiede la riformulazione del piano editoriale sulla base di obiettivi più realistici, la definizione chiara degli equilibri azionari, l’accelerazione degli investimenti per lo sviluppo del digitale e per tutelare il presidio della carta e la separazione netta tra contenuti giornalistici e spazi pubblicitari. Lo scrive in un comunicato sindacale pubblicato oggi sul quotidiano di via Solferino, in cui esprime anche alcune perplessità in merito alle dichiarazioni dell’amministratore Pietro Scott Jovane e al suo ottimismo sui conti, “non condivisibile per almeno sei ragioni”.

Il CdR richiama l’attenzione, tra le altre cose, sulle “misure autolesionistiche” approvate dall’ad e dal Consiglio di amministrazione per raggiungere gli obiettivi di bilancio, “a cominciare dall’assurda svendita della sede storica del Corriere e della Gazzetta dello Sport”. Parla inoltre del “piano di rilancio che si è concentrato sugli aspetti più laterali del business” e del supporto tecnologico “completamente inadeguato” per l’avvio del nuovo sito del Corriere. E ancora: “Gli azionisti non si sono assunti fino in fondo le proprie responsabilità di comando. Hanno sottoscritto un aumento di capitale di 400 milioni che non è sufficiente per creare le condizioni per un vero rilancio del gruppo”.

Ecco il comunicato integrale:

Care lettrici e cari lettori,

ci piacerebbe condividere l’ottimismo contenuto nelle recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato di Rcs Mediagroup Pietro Scott Jovane. Ma non riusciamo a farlo, per almeno sei ragioni fondamentali.

1) I ricavi del nostro gruppo continuano a scendere. Il piano triennale fissa come obiettivo da raggiungere entro la fine del 2015 la soglia di 1.500 milioni di euro circa. Alla fine del 2013 il gruppo Rcs è sceso a 1.315 milioni. Ne ha persi 200 rispetto ai 1.513 del 2012. Dopo un anno siamo già sotto: dobbiamo recuperare. Il trend è negativo, non positivo.

2) L’obiettivo della redditività è fissato a 150 milioni per il 2015 (10% del fatturato). A fine 2012 era pari a 51 milioni, a fine 2013 a 28 milioni (pre oneri e proventi non ricorrenti). Ancora una volta il trend è negativo, non positivo.

3) Un aspetto fondamentale del piano è l’aumento dei ricavi derivanti dalle attività digitali. Obiettivo per il 2015 è arrivare a quota 400 milioni di euro (pari al 25% del fatturato). Il risultato del 2013 è pari a 147 milioni di euro. Nel comunicato stampa si afferma che si registra un aumento del 3% rispetto al 2012, quando le entrate digitali erano pari a 142 milioni. Il trend qui è positivo, ma per raggiungere i 310 milioni di obiettivo il ritmo di crescita del digitale dovrebbe passare dall’attuale 3% all’oltre il 100% in due anni: un tasso di crescita paragonabile alla Microsoft di Bill Gates o alla Apple di Steve Jobs delle origini. Un cambio di marcia che al momento non sembra alla portata di RcsMediagroup.

4) Anche il 2013 chiude il bilancio in perdita: – 218,5 milioni di euro, nonostante non vi siano state svalutazioni delle partecipazioni che nel 2012 avevano portato le perdite a quota 507,1 milioni di euro. Trend negativo e allarmante.

5) Nel corso del 2013 sono stati investiti 41 milioni, di cui circa 20 nelle attività digitali. Il ritorno in termini di aumento di fatturato nel digitale è stato modesto: solo 5 milioni in più. Nel piano triennale, come si legge nel piano presentato da Rcs Quotidiani al ministero del Lavoro per la richiesta di stato di crisi, gli investimenti programmati sono pari a 160 milioni di euro, da «concentrare fortemente nella prima parte del triennio». La prima parte del triennio è quasi finita, ma gli investimenti attuati sono solo un quarto del totale.

6) Solo i tagli hanno rispettato il programma, anzi sono andati anche oltre le previsioni: 92 milioni di risparmi per l’azienda raggiunti imponendo pesanti sacrifici a tutti i lavoratori del gruppo. Dieci milioni in più del previsto. Uno zelo eccessivo, considerando, per esempio, i ritardi sugli investimenti. A questo proposito il Cdr ricorda all’amministratore delegato la comunicazione trasmessa al Cdr sui bonus. Il 2 maggio 2013 l’amministratore delegato assicurava che il bonus complessivo di 675 mila euro incassato nel 2012 doveva essere considerato «una tantum», come compenso per la rinuncia alle stock option collegate con il precedente contratto di lavoro.

Il Cdr, dunque, ne desume che alla fine del mandato triennale non vi saranno bonus premio per Jovane e per i manager di prima fila. Si riserva di approfondire questo tema nell’assemblea degli azionisti dell’8 maggio.

Alla luce di questa analisi, il Comitato di redazione osserva:

- A metà percorso il piano triennale non appare realizzabile. La responsabilità pesa sulle banche creditrici (Intesa, Unicredit, innanzitutto) che hanno imposto condizioni capestro per ridurre l’indebitamento.

L’amministratore delegato e il Consiglio di amministrazione hanno approvato misure autolesionistiche per raggiungere gli obiettivi di bilancio: a cominciare dall’assurda svendita della sede storica del Corriere e della Gazzetta dello Sport

- Gli azionisti non si sono assunti fino in fondo le proprie responsabilità di comando. Hanno sottoscritto un aumento di capitale di 400 milioni che non è sufficiente per creare le condizioni per un vero rilancio del gruppo. C’è una tranche di 200 milioni già deliberata dal Cda e che gli azionisti potrebbero sottoscrivere. Da questo punto di vista vanno definite al più presto le intenzioni dei diversi soci. Fiat, Banca Intesa da una parte, gruppo Della Valle dall’altro sono chiamati a chiarire le loro intenzioni su Rcs Mediagroup. Chi ambisce al controllo del gruppo sia conseguente: sul mercato c’è il 30% di flottante disponibile. Per fortuna è finito il tempo in cui le azioni non si contavano, ma si pesavano. Ora non si pesano più, ma vanno comunque comprate.

- Il piano di rilancio dell’amministratore delegato si è concentrato sugli aspetti più laterali del business, come l’e-commerce o procedendo ad acquisizioni discutibili come il sito di prenotazioni alberghiere Hotelyo o come la piattaforma YouReporter (strapagandola).

In compenso l’avvio del nuovo sito del Corriere si è rivelato problematico a causa di un supporto tecnologico completamente inadeguato.

In conclusione il Cdr torna a chiedere:

1) La riformulazione del piano editoriale sulla base di obiettivi più realistici.

2) Definizione chiara degli equilibri azionari, sottoscrizione da parte dei soci della tranche da 200 milioni di aumento di capitale già deliberato. I lavoratori del gruppo non sono in grado di sostenere ulteriori tagli.

3) Accelerazione degli investimenti per lo sviluppo del digitale e per tutelare il presidio della carta.

4) Separazione netta tra contenuti giornalistici e spazi pubblicitari e di marketing.

Il CdR del Corriere della Sera