19 marzo 2014 | 16:15

Il coinvolgimento degli utenti è più importante dei click. Lo dicono gli esperti al Changing Media Summit

Gli editori dovrebbero puntare maggiormente sul coinvolgimento degli utenti piuttosto che sulle pagine viste, considerate un vecchio parametro ormai superato. Lo dicono i protagonisti del mondo dell’informazione che ieri si sono incontrati al Changing Media Summit organizzato a Londra dal Guardian.

Secondo Lori Cunningham, direttore della strategia digitale del Telegraph Media Group, misurare le metriche significative per un sito è una sfida per gli editori e ancora non esiste un metodo condiviso e approvato da tutti. Al Telegraph ad esempio – spiega Cunningham – il dato più importante è quello delle ‘visite ripetute’, che l’editore cerca di raggiungere attraverso un maggiore coinvolgimento. Per farlo bisogna fornire contenuti su misura per gli utenti, soprattutto sui dispositivi mobili che sono concepiti come strumenti più personali del pc. “Si tratta di sapere chi è il nostro pubblico ed essere in grado di personalizzarne l’esperienza”, dice. “Capire chi sono i lettori, dove vivono, cosa fanno nel loro tempo libero e cosa fanno per vivere”.

Jeff Jarvis (foto Guardian.com)

Jeff Jarvis (foto Guardian.com)

Jeff Jarvis, professore di giornalismo alla City University di New York e fondatore del famoso sito BuzzMachine, sostiene che le strategie digitali dovrebbero sfruttare meglio le informazioni sugli utenti, come ad esempio la localizzazione, così da rendere l’approccio più ‘user-centric’. “Google sa dove abito e dove lavoro”, dice. “Il mio giornale locale non ha alcuna idea di dove io stia”.

Per Circa, app di notizie mobile-first che propone le storie come una serie di aggiornamenti piuttosto che come lunghi articoli, il parametro più importante è il ‘segue’, vale a dire il seguito delle notizie. E’ un modo questo per consentire all’utente di personalizzare i contenuti inseguendo le storie che gli piacciono e ricevere notifiche quando c’è un aggiornamento fondamentale.

Il fondatore di Circa, Ben Huh, spiega che in questo modo il convolgimento è sicuramente maggiore rispetto al tempo trascorso sul sito e sottolinea che la sfida più grande per il mobile è produrre più valore nel minor lasso di tempo. “Il tempo è l’unica risorsa finita che abbiamo”, dice. “Tuttavia, se basassimo tutto sul tempo, il sonno sarebbe il più grande mercato pubblicitario del mondo. Dobbiamo puntare su un valore aggiunto che vada oltre al tempo trascorso sul sito. Circa usa i dati personali degli utenti per guidare le decisioni editoriali e per creare un prodotto migliore”.

Con queste accortezze, il giornale può monitorare quali sono i contenuti che l’utente legge e quali altri potrebbero piacergli. “La personalizzazione che fa Circa non si basa sulla demografia ma sugli interessi”, continua Huh. Tuttavia, come sottolinea Jarvis, è importante che le testate siano chiare e trasparenti sulle modalità di utilizzo dei dati: “Dobbiamo garantire una migliore trasparenza agli utenti e ricordare che le informazioni vengono utilizzate a loro beneficio”.

Fonte: Www.journalism.co.uk