Comunicazione

24 marzo 2014 | 11:07

Papa Francesco sull’etica giornalistica: “Anche il clima mediatico ha le sue forme di inquinamento”

(AGI) Sul tema dell’etica giornalistica, Francesco è intervenuto oggi anche nel testo scritto consegnato ai rappresentanti delle emittenti diocesane, raccomandando di fare attenzione “alla qualità umana ed etica del vostro lavoro” in modo da contribuire a “quello che il Papa Benedetto ha chiamato un ecosistema mediatico, cioè un ambiente che sappia equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni”. 

Papa Francesco (foto Olycom)

“Oggi – ha spiegato il Papa nel messaggio consegnato alle emittenti – c’è molto inquinamento, e anche il clima mediatico ha le sue forme di inquinamento, i suoi ‘veleni’. La gente lo sa, se ne accorge, ma poi purtroppo si abitua a respirare dalla radio e dalla televisione un’aria sporca, che non fa bene. C’è bisogno di far circolare aria pulita, che la gente possa respirare liberamente e che dia ossigeno alla mente e all’anima. Tutto questo esige adeguata professionalità, ma va oltre. Vi chiede di vivere la “comunicazione in termini di prossimità. Vi chiama a diventare volto di una Chiesa che si fa ‘buon samaritano’, anche mediante le radio e le televisioni”.
“Ecco – ha scritto il Papa alle emittenti cattoliche locali – le vostre radio e televisioni possono trasmettere, attraverso l’etere, qualcosa di quella voce, perchè parli agli uomini e alle donne che cercano una parola di speranza, di fiducia per la loro vita”. “In questo modo – ha sottolineato Bergoglio nel testo indirizzato alle emittenti del consorzio Corallo – voi siete voce di una Chiesa che non ha paura di entrare nei deserti dell’uomo, di andargli incontro, di cercarlo nelle sue inquietudini, nei suoi smarrimenti, dialogando con tutti, anche con quelle persone che per tanti motivi si sono allontanate dalla comunità cristiana e si sentono lontane da Dio”.
Per Francesco, “in realtà Dio non è mai lontano, Lui è sempre vicino. E voi – ha concluso il Papa nel suo messaggio – potete contribuire a far risuonare quel ‘sussurro leggero’, capace di dire a ciascuno: il Maestro è qui e ti chiama. È proprio questo essere chiamati per nome che scalda il cuore”. (AGI 22 marzo 2014)