26 marzo 2014 | 11:07

Rcs: giornalisti e poligrafici contro i bonus ai top manager, oggi assemblea straordinaria aperta a tutti

Prosegue la protesta dei giornalisti di Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport in vista del Cda di Rcs MediaGroup del 28 marzo che ha all’ordine del giorno anche l’attribuzione di bonus all’amministratore delegato Pietro Scott Jovane e a un’altra ventina di top manager. Ieri le assemblee dei due quotidiani hanno votato un pacchetto di 7 giorni di sciopero e oggi alle 15:30, in via Solferino a Milano e in piazza Venezia a Roma, le due redazioni si riuniranno insieme ai poligrafici, ai giornalisti della Periodici e agli altri lavoratori del gruppo, “tutti insieme uniti contro una richiesta oltraggiosa”, si legge in una nota.

Il comunicato sindacale del Cdr della Gazzetta dello Sport:

Care lettrici e cari lettori, oggi alle 15.30 in via Solferino (e in piazza Venezia a Roma), siete tutti invitati. Si svolgerà un’assemblea a suo modo storica, perché quella del Corriere della Sera (aggiornata ieri dopo aver votato un pacchetto di 7 giorni di sciopero) si apre a quella della Gazzetta dello Sport (che ha compiuto la stessa scelta) e ospita anche i lavoratori poligrafici, i colleghi della Periodici e tutti i lavoratori di Rcs MediaGroup. Noi auspichiamo anche tutte le direzioni editoriali.

Tutti insieme, uniti contro una richiesta oltraggiosa: i premi di risultato nel breve periodo (che si aggiungono a quelli previsti nel triennio 2012-2015) che Pietro Scott Jovane, amministratore delegato e direttore generale di RcsMG dal luglio 2012, ha chiesto per sé e per una ventina di altri dirigenti inserendoli nell’ordine del giorno del Consiglio di Amministrazione che poi lunedì è stato aggiornato a venerdì.

Venerdì scopriremo tutti insieme se la proprietà ritiene corretto e soprattutto etico erogare un premio (indiscrezioni giornalistiche hanno raccontato di un minimo di un anno di stipendio) in un’azienda che ha aperto stati di crisi uno dopo l’altro per tutte le sue testate, in un’azienda che ha già accettato un piano che prevede il taglio di 800 posti di lavoro, la cessione di testate e persino dei suoi immobili (e dopo aver svenduto la sede storica del Corriere della Sera si prepara a cedere il polo di stampa di Pessano). Tutti i lavoratori credono che solo pensare e chiedere un premio sia un errore grave, che Pietro Scott Jovane ha commesso dopo una serie di scelte non condivisibili. Ora tutti i lavoratori chiedono agli azionisti ed al CdA di evitare al gruppo una vergognosa figuraccia che per di più potrebbe aprire un contenzioso con lo Stato, che attraverso il Ministero del Lavoro ha anche recentemente concesso a Rcs diverse aperture di credito.

Il comunicato sindacale del Cdr del Corriere della Sera:

Care lettrici e cari lettori,

i giornalisti del Corriere della Sera sono determinati a bloccare il vergognoso piano di attribuzione dei bonus ai manager di Rcs Mediagroup. Si tratta di un premio variabile da assegnare all’amministratore delegato Pietro Scott Jovane e a venti dirigenti di prima fila. Solo pochi giorni fa abbiamo ricordato quali siano i dati economici del nostro gruppo, come i ricavi siano in calo, gli investimenti per il rilancio in ritardo.

Ma per una volta vogliamo lasciare da parte le cifre. Tutti capiscono che il nostro Paese è in grave difficoltà. Tutti tranne, evidentemente, i vertici di questa azienda che sembrano vivere sul pianeta Papalla. I comitati di redazione, le rappresentanze sindacali di questo gruppo negli ultimi due anni non si sono sottratti: hanno negoziato accordi difficili che prevedono anche una consistente perdita dei posti di lavoro.

Risulta, dunque, insopportabile il fatto che qualcuno, nei piani alti dell’azienda, abbia avuto anche solo l’idea di mettersi a tavolino per escogitare come aumentare le retribuzioni dei vertici, mentre qualche piano più sotto centinaia di dipendenti sono stati dichiarati «esuberi».

Il consiglio di amministrazione che si riunirà venerdì 28 marzo ha l’occasione di rimediare a questa offesa a tutti i dipendenti, semplicemente gettando nel cestino il piano sui bonus.

Ma questa è una vicenda che riguarda tutti. E che a tutti chiede di interrogare la propria coscienza di cittadino. Riguarda la direzione di questo giornale che ha condotto negli anni una sacrosanta campagna contro gli sprechi e i privilegi di politici e manager.

Riguarda gli azionisti, dalla Fiat a Banca Intesa a Della Valle, cui risponde l’amministratore delegato.

Riguarda il governo e il Parlamento. Riguarda tutti voi, tutti i contribuenti, visto che il piano di crisi presentato da questa azienda sarà finanziato anche con i soldi pubblici. Avete capito bene care lettrici e cari lettori: da una parte si presenta un piano di ristrutturazione, chiedendo sacrifici ai lavoratori e soldi ai contribuenti e dall’altra si progettano aumenti di stipendio per i manager di punta.

Oggi i giornalisti del Corriere della Sera insieme con i colleghi della Gazzetta dello Sport e con i colleghi poligrafici faranno un’assemblea comune. In tasca i Comitati di redazione di Corriere e Gazzetta hanno il mandato delle rispettive assemblee per un pacchetto di sette giorni di sciopero.

Il comunicato sindacale di Rsu di Rcs Quotidiani, Mediagroup, Libri:

Rendiamo noto che ieri abbiamo inviato all’a.d. del gruppo Rcs Jovane, al presidente del gruppo Rcs Provasoli ed al consiglio di amministrazione la seguente lettera.

È di lunedì la notizia che il prossimo cda ha messo all’ordine del giorno l’attribuzione di bonus all’amministratore delegato e ad altri 20 dirigenti, come premio per i risparmi di 92 milioni realizzati finora.

Riteniamo che questo punto sia da cancellare, o per lo meno da liquidare con la consapevolezza che un piano industriale come questo, per quanto innovativo o rivoluzionario, è finora totalmente basato sui risparmi ottenuti alla voce «costo del personale». Nel siglare l’accordo di gestione dello stato di crisi, in maniera conscia della situazione in cui versa l’azienda, abbiamo accettato di stabilire che, nell’arco di piano, non sarebbero stati stabiliti premi di risultato per i dipendenti.

Inoltre abbiamo rinunciato a parti consistenti di salario e di normativa, in un’ottica di contenimento dei costi che abbiamo ritenuto funzionale alla riuscita del piano stesso. Troviamo quindi offensivo ed eticamente inaccettabile nei confronti dei lavoratori che si pensi di premiare qualcuno, indipendentemente dalla posizione che occupa, per aver fatto, nella situazione data, SOLO IL SUO DOVERE.

Il 13 marzo scorso, in una lettera inviata a tutti i dipendenti, l’a.d. ringraziava per l’impegno e la passione dimostrata. Impegno che nasce e si moltiplica proprio per la consapevolezza della situazione di difficoltà in cui il gruppo versa e dal quale sta cercando di uscire, con il contributo decisivo dei lavoratori, espresso nel lavoro quotidiano e nell’accettazione dei sacrifici. In quest’ottica il segnale dato poco più di un anno fa con l’annuncio di riduzione del 10% dello stipendio dall’a.d., risulta ancor più incomprensibile. Il senso di responsabilità che viene sempre richiesto alla parte sindacale, non può esimere l’azienda da scelte che siano conseguenti. Dove ciò non si dovesse verificare, le RSU metteranno in campo tutte le iniziative di lotta e denuncia necessarie.