27 marzo 2014 | 16:44

“Ricapitalizzare Telecom attraverso le garanzie della Cdp”, così in una lettera i sindicati a Matteo Renzi

I tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil assieme ai segretari dei sindacati delle telecomunicazioni Slc Cgil, Uilcom Uil e Fistel Cisl hanno presentato una lettera indirizzata a al presidente del consiglio Matteo Renzi. Nella lettera si fa riferimento alle difficoltà dell’Italia a compiere significativi passi avanti nella digitalizzazione:”Nei fatti il nostro Paese continua ad accumulare un ritardo sia nei confronti degli altri Paesi europei che rispetto ai Paesi emergenti, e questo sia sul fronte della domanda che dell’offerta di tecnologie a banda larga”.

Sul tema dello scorporo di Telecom, per creare una ‘società delle reti’, l’operazione viene definita “di difficile attuazione perché si tratta di azienda quotata sul mercatocui non si può espropriare una proprietà.Inoltre, non risolverebbe il problema degli investimenti per lo sviluppo della banda larga”.

La seconda idea imperante è di lasciar fare tutto al mercato, che nel concreto vuol dire lasciare mano libera a Telefonica. Non c’è in noi organizzazioni sindacali un’opposizione pregiudiziale a che investitori esteri intervengano in Telecom Italia. Quello che, però, emerge dalla strategia del gruppo spagnolo, e ci preoccupa, è che si tratta di sola operazione finanziaria e non industriale. Telefonica ha creato, insieme con altri investitori italiani, un ‘veicolo’, Telco, che con il 24,5% del capitale azionario controlla, di fatto, Telecom Italia.
Recentemente Telefonica ha acquisito la maggioranza assoluta di Telco e, con una quota di circa il 15%, controlla oggi totalmente Telecom Italia.

Susanna Camusso, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni (foto Olycom)

Nei piani di Telefonica vi è notoriamente la vendita di Tim Brasil, un asset che vale quanto ora è quotata la controllante Telecom Italia, e ciò non negli interessi di Telecom Italia (per ripianare il suo debito o usare i proventi per investimenti in Italia) ma solo nel proprio interesse per sottrarsi all’accusa dell’antitrust Brasiliano di avere acquisito una posizione dominante nel settore locale della telefonia mobile.
Inoltre, si vocifera di un’operazione di fusione Telecom ‐ Telefonica, che ha un debito di circa 50 miliardi di euro, facendone un gruppo non scalabile per debito, ma incapace di investire in nuove tecnologie, ipotesi sciagurata per l’Italia”.
“Non trovare il modo di supportare questa accelerazione dello sviluppo della rete di nuova generazione e impedire di immettere nella provata economia italiana ingenti risorse che consentirebbero un effetto positivo immediato, come appunto la ricapitalizzazione di Telecom attraverso garanzie come quelle di Cassa Depositi e Prestiti e del suo Fondo Strategico, rappresenta una colpa grave che nessuno può permettersi di non vedere”.