Comunicazione, New media

27 marzo 2014 | 17:50

Dopo Twitter il governo turco blocca anche Youtube

(TMNews) Dopo Twitter anche YouTube, il sito dedicato ai video di proprietà di Google, è stato bloccato in Turchia. L’autorità per le telecomunicazioni ha optato per ‘misure amministrative’ contro il sito ‘dopo analisi tecniche e considerazioni legali’ esattamente una settimana dopo quella contro il sito di microblogging. La mossa intensificherà sicuramente critiche domestiche ed internazionali a tre giorni da elezioni locali.

L’annuncio pubblicato sul sito dell’autorità tlc arriva poche ore dopo la diffusione su YouTube di una registrazione che ha l’intento di diffondere la conversazione tra il ministro degli esteri turco, il capo dei servizi segreti e un generale in merito a quelli che sembrano diversi scenari che potrebbero portare a un attacco turco contro militanti jihadisti in Siria.

In più occasioni il primo ministro Recep Tayyip Erdogan aveva ribadito che YouTube sarebbe stato bloccato a meno che non si attenesse alle leggi turche.

Non è la prima volta che YouTube è stato censurato in Turchia.
Nel 2007, un tribunale locale ordinò di bloccare il sito dopo che alcuni dei suoi contenuti insultarono Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della Turchia moderna.
Il Tib ha deciso il blocco immediato di Twitter grazie ai nuovi poteri di cui gode dopo l’approvazione il mese scorso di una discussa legge che stabilisce un maggiore controllo da parte del governo su internet. Secondo le nuove norme l’organismo può disporre la chiusura immediata di un sito senza l’ok previo di un tribunale che deve però esprimersi sulla decisione entro 48 ore.

Nel pomeriggio il ministro degli Esteri Davutoglu, nel corso di una conferenza stampa sulle intercettazioni la cui diffusione oggi ha spinto il governo a chiudere Twitter ha detto che: “Rendere pubbliche queste conversazioni è un vile attacco alla sicurezza nazionale della Turchia”. Dichiarazioni che rappresenterebbero una conferma implicita dell’originalità delle registrazioni secondo i media turchi.

Due settimane fa la Turchia aveva minacciato i ribelli dello stato islamico dell’Iraq e il Levante (Isil) un gruppo islamista radicale attivo nel nord della Siria, di intervenire militarmente nel caso avessero attaccato l’area dove si trova la tomba di Suleyman Shah, il nonno del fondatore dell’Impero ottomano, considerato da Ankara territorio turco. Durante la conversazione il capo dei servizi segreti turchi Hakan Fidan parla della possibilità di creare un casus belli per legittimare l’intervento: “La giustificazione si può fabbricare, la questione è volerlo” si sente dire allo 007 turco.

Non è la prima volta che le autorità turche decidono di chiudere YouTube. I giudici hanno, infatti, più volte vietato l’accesso alla piattaforma che ospitava video che contenevano insulti al padre della patria turco Mustafa Kemal Ataturk, tra il maggio 2005 e l’ottobre 2010. (TMNews 27 marzo 2014)