Cinque licenziamenti al Messaggero, Cdr sul piede di guerra

La società editrice Il Messaggero ha aperto la procedura per il licenziamento di cinque giornalisti (quattro articoli 2 e un articolo 1) in base alle norme della legge 223/91. Si tratta di un gesto grave e inaccettabile – scrive il Cdr in un comunicato pubblicato oggi sul quotidiano – attuato mentre è ancora in corso lo stato di crisi dichiarato ai sensi della legge 416/81, ossia la specifica normativa preposta a regolare le situazioni di difficoltà aziendale nel settore dell’editoria. Questo stato di crisi, il secondo in pochi anni, ha permesso all’azienda di ridurre sensibilmente i propri costi con l’uscita di 25 colleghi articolo 1 (dopo i quasi cinquanta usciti con il precedente). Altri risparmi di spesa – prosegue il Cdr – sono stati ottenuti con sacrifici a carico dei giornalisti e dei poligrafici. In tutti questi mesi la redazione e il Cdr, consapevoli della situazione di grave crisi che investe tutto il settore, si sono mossi con senso di responsabilità avendo come unico obiettivo il rafforzamento del giornale e la difesa della sua qualità.

Il Cdr – continua la nota – ritiene che l’applicazione della legge 223 al settore editoriale, fortunatamente appena sventata a prezzo di dure lotte dai colleghi dell’Adnkronos, sia un’eventualità da scongiurare a tutti i costi.
Dichiara quindi fin d’ora impraticabile la scorciatoia dei licenziamenti collettivi e si prepara ad assumere tutte le iniziative necessarie per sbarrarla nei fatti.

Francesco Gaetano Caltagirone, editore del Messaggero (foto Olycom)

Francesco Gaetano Caltagirone, editore del Messaggero (foto Olycom)

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