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03 aprile 2014 | 10:19

Si dimette l’ad di VKontakte, il Facebook russo

(ANSA) VKontakte, la piu’ popolare rete sociale russa, il Facebook in cirillico, finisce nell’orbita del Cremlino: il suo fondatore, il ventinovenne Pavel Durov, lo Zuckerberg russo, si e’ dimesso da amministratore delegato, con una addio polemico. ”L’ad ha significativamente meno liberta’ nella gestione della società dopo i cambi verificatisi nella struttura societaria di Vkontakte nell’aprile 2013. E’ diventato progressivamente piu’ complicato rispettare i principi su cui avevamo fondato la nostra rete sociale”, ha scritto sulla sua pagina del social network. Le sue dimissioni, su cui ieri aleggiava il dubbio di un pesce d’aprile, sono state confermate da una fonte vicino alla compagnia al quotidiano Kommersant. Il social network, che in otto anni ha collezionato circa 200 milioni di utenti (14 mln solo nel 2013), e’ rimasto schiacciato in una manovra a tenaglia. Lo scorso aprile il fondo United Capital Partners di Ilia’ Sherbovich, imprenditore vicino al Cremlino e membro del cda del gigante petrolifero statale Rosneft, e’ diventato il maggiore azionista, acquistando il 48% delle azioni da due co-fondatori. Da allora Sherbovich ha cominciato a contestare l’operato di Durov, accusandolo tra l’altro di usare soldi di VKontakte per promuovere il servizio instant messenger Telegram, a suo avviso un concorrente. Poco dopo il fratello di Durov, Ilia’, si e’ dimesso da direttore tecnico. In dicembre Durov ha venduto il 12% delle sue azioni a Ivan Tavrin, ad di Megafon, controllata dall’oligarca Alisher Usmanov, che le ha acquistate recentemente tramite Mail.ru (che gia’ aveva il 40% di VKontakte), assicurandosi il controllo della societa’ con il 52% delle azioni. Stretto tra due imprenditori vicini o sensibili agli interessi del Cremlino, Durov si è dimesso. In precedenza aveva resistito a numerose richieste e pressioni delle autorita’ per filtrare, controllare e limitare l’attivita’ degli utenti, soprattutto quelli critici verso il potere. Una pressione aumentata negli ultimi tempi, dove la propaganda di regime ha ridotto ulteriormente il dissenso su temi come la Crimea e la crisi ucraina. Alla fine ha preferito lasciare. (ANSA, 2 aprile 2014)

Pavel Durov (foto Formiche.net)

Pavel Durov (foto Formiche.net)