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03 aprile 2014 | 10:52

E se l’Africa da Google fosse sbagliata? Il colosso Usa “è guidato dalla redditività commerciale”, dice Jerry Brotton

(TMNews) La nascita di Google Maps ha fatto sperare nella possibilità di un cambiamento epocale nella storia della cartografia: arrivare alla mappa geografica perfetta. Non era certo più il tempo dei primi esploratori e il continente non era più una terra sconosciuta da scoprire. Soprattutto se a questo si uniscono i potenti mezzi del colosso di Mountain View: milioni di dati, immagini satellitari, aerei e auto con telecamere. Google – che negli anni ha sviluppato il sistema cartografico online dominante sia in termini di popolarità che di risorse – lo ha sempre presentato come “una ricerca senza fine per arrivare alla mappa perfetta”. Detto questo, come riporta un lungo articolo di Think Africa Press, molti ricercatori hanno messo in luce come Google non sia ancora riuscita a creare una mappa attendibile del continente. Per lo storico della cartografia Jerry Brotton “la verità è che Google Maps viene prodotta sulla costa Ovest degli Stati Uniti”, ha detto lo studioso sottolineando che questa cosa per forza tende a dare alle mappe di Mountain View una visione soggettiva del mondo: in altre epoche i colonizzatori europei, ad esempio, tendevano a rappresentare il loro continente molto più grande o al centro della carta. La stessa cosa sta facendo Google.

Ma quale è il motivo che spinge il gruppo californiano a deformare il mondo? La mappa disegnata da Marcatore (quella più usata in occidente) doveva rispondere alle esigente dei navigatori, i colonizzatori invece volevano rimarcare la loro centralità nel globo, gli arabi tendevano a dare risalto a La Mecca. Per Brotton il colosso hi-tech costruisce la realtà spingendo verso gli obiettivi dell’azienda: “Per me è chiaro che Google Maps è guidata dalla redditività commerciale e dal giro d’affari delle pubblicità” (Mountain View raccoglie circa 600 miliardi di dollari all’anno dagli inserzionisti). Così Google “dice alle persone che alcuni paesi del Sudafrica sono dei posti vuoti sulla mappa”, continua lo studioso. “Nel modello aziendale di Google – continua Brotton – alcune comunità non sono di alcun interesse. La mappatura del mondo è diventata una questione in mano ai privati e come sempre l’Africa arriva per ultima in ordine di importanza”. La visione di Mountain View avrà una grande ripercussione su come la nostra società interpreterà il mondo, soprattutto perché ora (sfortunatamente) non esiste un’alternativa al modello dominante. Per Brotton servirebbe la versione hi-tech della carta di Gall-Peters (la famosa mappa allungata e capovolta): sarebbe già un buon inizio per bilanciare lo strapotere della mappa di Maracatore-Google.(TMNews, 3 aprile 2014)