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03 aprile 2014 | 16:25

Lo Zuckerberg russo non si è dimesso: era un pesce d’aprile

(ANSA) Pavel Durov, lo Zuckerberg russo, non si e’ dimesso da amministratore delegato di VKontakte, la piu’ popolare rete sociale russa, il Facebook in cirillico: era un pesce d’aprile, anche se finalizzato a vedere le reazioni di una mossa del genere, come ha spiegato lui stesso nella pagina personale della rete sociale che ha fondato nel 2006. Ancora oggi la stampa russa, avendo abboccato all’annuncio, dibatte cause e conseguenze delle sue dimissioni, chiamando in causa le pressioni del Cremlino e il suo tentativo di mettere il bavaglio a uno degli ultimi spazi di liberta’. La conferma delle dimissioni era stata diffusa ieri da autorevoli media del Paese, che sembravano aver dissipato i dubbi di un pesce d’aprile. ”Faccio gli auguri per la festa appena passata a tutti coloro che hanno preso sul serio che mi ero dimesso. Le dimissioni in questo periodo sarebbero state un tradimento di tutto cio’ che noi abbiamo difeso negli ultimi sette anni, sarebbe stata una strada troppo facile e distruttiva”, ha scritto oggi Durov. L’imprenditore-programmatore ventinovenne ha scritto anche una lettera al cda nella quale spiega che, avendo capito che le sue dimissioni ”possono creare dei rischi inutili per la nostra societa’, ho deciso di restare e di continuare a lavorare come direttore generale”. Il primo aprile, invece, sempre dalla sua pagina web, Durov aveva annunciato il suo addio cosi”: ‘l’a.d. ha significativamente meno liberta’ nella gestione della società dopo i cambi verificatisi nella struttura societaria di Vkontakte nell’aprile 2013. E’ diventato progressivamente piu’ complicato rispettare i principi su cui avevamo fondato la nostra rete sociale”. Lo scorso aprile il fondo United Capital Partners di Ilia’ Sherbovich, imprenditore vicino al Cremlino e membro del cda del gigante petrolifero statale Rosneft, e’ diventato il maggiore azionista, acquistando il 48% delle azioni da due co-fondatori. Da allora Sherbovich ha cominciato a contestare l’operato di Durov, accusandolo tra l’altro di usare soldi di VKontakte per promuovere il servizio instant messenger Telegram, a suo avviso un concorrente. Poco dopo il fratello di Durov, Ilia, si e’ dimesso da direttore tecnico. In dicembre Durov ha venduto il 12% delle sue azioni a Ivan Tavrin, ad di Megafon, controllata dall’oligarca Alisher Usmanov, che le ha acquistate recentemente tramite Mail.ru (che gia’ aveva il 40% di VKontakte), assicurandosi il controllo della societa’ con il 52% delle azioni. Stretto tra due imprenditori sensibili agli interessi del Cremlino, le dimissioni di Durov sembravano dunque plausibili. Ma almeno per ora non è così. (ANSA, 3 aprile 2014)

Pavel Durov (foto Formiche.net)

Pavel Durov (foto Formiche.net)