Cinema

09 aprile 2014 | 11:19

I guai non sono finiti per Kim Dotcom, il fondatore di Megavideo. Gli Usa chiedono l’estradizione

(TMNews) Non è bastata la presentazione di un nuovo sito legale (Mega) e la recente decisione di fondare un partito del web per presentarsi alle elezioni in Nuova Zelanda, dove risiede agli arresti domiciliari. I guai per Kim Dotcom – il fondatore delle piattaforme illecite per condividere film e video, Megaupload e Megavideo – sembrano non essere finiti: dovrà infatti presentarsi davanti ai giudici americani per rispondere alle accuse di violazione di copyright.

Come ha rivelato la Motion Picture Association of America (Mpaa) – che rappresenta le maggiori case di produzione di Hollywood – 20th Century Fox, Disney, Paramount, Universal, Columbia Pictures e Warner Bros hanno aperto una causa nei suoi confronti.

Sostengono che il suo gruppo abbia facilitato e incoraggiato, generando illecitamente profitti, un’enorme violazione di diritti relativi a film e programmi televisivi. Tale violazione, dicono, è continuata per anni, fino a quando i siti controllati da Dotcom sono stati chiusi dall’Fbi il 19 gennaio 2012.

Kim Dotcom (foto Olycom)

“Megaupload aveva creato un sistema per incentivare gli utenti attraverso denaro a diffondere sulla piattaforma film e programmi tv rubati”, ha detto Steven Fabrizio, ai vertici dell’Mpaa. “Megaupload non era una piattaforma per caricare video personali, ma era un centro illegale per la distribuzione di massa” di contenuti coperti da copyright, ha aggiunto. Il gruppo era stato fondato nel 2005 da Dotcom – nato in Germania come Kim Schmitz – e aveva i suoi server a Hong Kong.

Il 20 gennaio 2012 Dotcom è stato arrestato insieme a sei suoi collaboratori nella sua villa di Aukland, Nuova Zelanda, con un’operazione della polizia del Paese insieme all’Fbi e al dipartimento di Stato americano. Dopo un mese di detenzione e una possibile pena a 50 anni di carcere, Dotcom è stato liberato su cauzione. E adesso gli Stati Uniti chiedono la sua estradizione, ma il governo neozelandese (che ha stabilito anche la restituzione delle proprietà confiscate) sembra non voglia esaudire tale richiesta. (TMNews 8 aprile)