Editoria

16 aprile 2014 | 16:19

La Fieg lancia l’allarme: la crisi dell’editoria non è solo economica ma “evoca valori di rilievo costituzionali”

(TMNews) La dimensione della crisi dell’editoria è tale da gettare “ombre preoccupanti sul futuro di un settore la cui importanza non si esaurisce in una dimensione meramente economica, ma evoca valori di rilievo costituzionale”. A lanciare l’allarme è la Fieg, la federazione degli editori, nel suo rapporto annuale sull’andamento economico del settore. I dati nel triennio 2011-2013 fotografano “con evidenza e meglio di ogni commento il momento di crisi che attraversa il settore”, sottolinea la Fieg. La ripresa economica, che si è manifestata nell’ultimo mese del 2013 e nella prima parte di quest’anno, avrà un “impatto assai limitato” sull’editoria giornalistica, i cui problemi sono allo stesso tempo “strutturali e congiunturali”.

Fabrizio Carotti, direttore Fieg (foto corrierecomunicazioni.it) 

La crisi ha prodotto conseguenze nei bilanci delle imprese editrici di quotidiani. Il ridimensionamento del fatturato editoriale che era stato abbastanza contenuto nel 2011 (-2,1%), ha avuto un’accelerazione nel 2012, accusando una flessione più ampia (-9,9%), imputabile in larga parte al calo dei ricavi pubblicitari (-17,5%). Se si considera che nel 2013 il fatturato pubblicitario dei quotidiani è sceso del 19,4% è da ritenere che i ricavi editoriali abbiano subito una nuova caduta stimabile intorno all’11,1%, soltanto in parte attenuata dalla maggiore tenuta dei ricavi da vendita delle copie (-6,5%), grazie agli incrementi di prezzo intervenuti nell’anno.

L’andamento negativo del fatturato editoriale è stato accompagnato da una diminuzione dei costi industriali molto più contenuta. Sia nel 2011 (-1,4%) che nel 2012 (-4,0%), i costi operativi sono scesi, ma in misura tale che il margine operativo lordo delle imprese editrici non solo si è contratto, ma ha acquisito un segno negativo, attestandosi a -33 milioni di euro, a fronte dei risultati positivi del 2010 (+160,5 milioni) e del 2011 (+138,8 milioni). Il rapporto tra Mol e fatturato, che già stazionava su livelli insoddisfacenti nel 2010 (5,5%) e nel 2011 (4,9%), nel 2012 è stato pari al -1,3% e le stime relative al 2013 indicano un’ulteriore contrazione (-4,8%). Sono dati oggettivamente preoccupanti in quanto mettono in evidenza un’impossibilità della gestione industriale di produrre risorse adeguate alla copertura dei costi di esercizio. Né la gestione finanziaria è stata in grado di riequilibrare le perdite dell’attività tipica, come avvenuto in passato.

Lo conferma il risultato complessivo dei bilanci aggregati che, tenuto conto di tutte le componenti attive e passive di reddito, evidenzia nel 2012 una perdita di 44,8 milioni di euro. Un risultato che, nel 2013, stando alle prime stime, è da ritenere si sia ulteriormente appesantito, anche perché dal mercato non sono arrivati segnali di decisa inversione di rotta. Nel 2012 l’ammontare complessivo delle perdite ha sopravanzato nettamente quello degli utili. Le imprese in utile sono state 16. Sono aumentate di due unità rispetto all’anno precedente, ma l’ammontare complessivo dell’avanzo di gestione è sceso da 158,1 a 104,5 milioni di euro (-33,9%). Nel 2010 le imprese in utile erano 24 con un avanzo complessivo pari a 163,7 milioni. Le imprese in perdita sono scese da 37 a 35 unità tra il 2012 e il 2011, ma l’ammontare delle perdite aggregate si è più che raddoppiato, passando da 66,6 a 149,4 milioni di euro (+124,1%). Nel 2010, le imprese in perdita erano 26 con un deficit complessivo di 69,4 milioni di euro. È prevedibile che nel 2013 la situazione deficitaria netta abbia subito un ulteriore deterioramento.

Anche dal segmento dei periodici provengono segnali negativi. La caduta del fatturato sembrava in fase di rientro nel 2010 (-2,2%, dopo il -14,2% dell’anno precedente), ma è stato un fuoco di paglia. La tendenza regressiva è tornata ad accentuarsi nel 2011 (-5,1%) per consolidarsi nel biennio successivo (-13,0 e -12,7%). Il fattore che più ha contribuito al declino è individuabile nella pubblicità. L’ultimo incremento degli introiti pubblicitari dei periodici risale al 2007 (+2,6%). Negli anni successivi il calo non ha subito battute d’arresto, con arretramenti particolarmente pesanti nel 2009 (-29,1%) e negli ultimi due anni (-23,9% nel 2012 e -24,5% nel 2013). Nell’arco di tempo considerato, vale a dire tra il 2006 e il 2013, i ricavi pubblicitari dei periodici sono diminuiti di quasi 630 milioni di euro, ammontare che in termini relativi equivale ad un decremento del 60% circa. Andamento negativo anche per i ricavi da vendita delle copie, con punte pronunciate nell’ultimo biennio (-9,9% nel 2012, -9,8% nel 2013). La flessione non è stata però delle dimensioni di quella accusata dall’altra fonte di ricavo: tra il 2006 e il 2013, i ricavi da vendita hanno accusato una diminuzione certamente cospicua (-36%), ma inferiore al decremento fatto registrare dai ricavi pubblicitari. Tant’è che in termini di incidenza strutturale sul totale del fatturato, i ricavi da vendita che, nel 2006, ne rappresentavano il 74,4% sono saliti, nel 2013, all’83,1%, mentre quelli pubblicitari sono scesi, nello stesso periodo, dal 25,6 al 16,9%. (TMNews, 16 aprile 2014)