17 aprile 2014 | 15:18

I nativi digitali inventano il giornale del futuro all’hackathon di Wired

Ha riscosso un grande successo l’hackathon, la sfida tra ‘genietti’ dell’informatica, del marketing e del design organizzata il 12 e 13 aprile al Museo della scienza di Milano da Wired per sviluppare nuove idee e concept editoriali. Tanto che gli organizzatori hanno deciso di fare il bis. “Ripeteremo l’iniziativa il 17 maggio in occasione della Wired Fest che si terrà ai giardini di Porta Venezia, a Milano”, afferma Massimo Russo, direttore del mensile.


I partecipanti sono stati un centinaio (il più giovane aveva 16 anni, il più vecchio 30), suddivisi in dieci team, in ognuno dei quali c’erano tutte le competenze necessarie per sviluppare un progetto digitale. I team potevano scegliere il soggetto su cui lavorare tra i tre brief proposti dalle aziende partner dell’iniziativa: Audi, Enel e D-share. Sei su dieci hanno scelto il brief di D-share, proposto da Alessandro Vento, fondatore e amministratore delegato della società, specializzata nelle app e nei sistemi per l’editoria digitale. Il compito era impegnativo: progettare il giornale del futuro.
“Abbiamo fornito ai partecipanti un quadro della situazione: la crisi della stampa, il digitale che non cresce come dovrebbe, la disaffezione dei giovani nei confronti dell’informazione tradizionale. Ma forse – ci siamo chiesti – sono i prodotti ad essere sbagliati: diteci voi, che siete nativi digitali, come vorreste che fosse il giornale di domani”, racconta Vento. “I progetti riguardavano l’informazione in senso lato: dalla creazione delle news alle piattaforme distributive, alla monetizzazione dei contenuti”.


I partecipanti avevano a disposizione dalle 12 di sabato alle 12 di domenica: 24 ore di lavoro non stop; qualcuno si è portato il sacco a pelo o la brandina per riposarsi almeno qualche ora, altri invece non hanno proprio dormito.
“La cosa che ci ha impressionato di più è stata la capacità di questi ragazzi di creare un’applicazione complessa in un tempo così limitato”, afferma Massimo Russo.
Oltre a Vento altri due esperti di comunicazione ed editoria digitale assistevano i ragazzi, svolgendo il ruolo di ‘mentor’, cioè di consiglieri: Pietro Turi, integration designer di Wired, e Frédéric Argazzi, partner e art director dell’agenzia creativa Bunker.


I risultati di questo brainstorming sono molto interessanti. “Dai sei progetti sono venuti fuori alcuni elementi comuni”, osserva Vento. “Uno è l’importanza dell’audio: news non solo da leggere ma da ascoltare, come la musica. L’altro è lo scarso interesse di questi giovani per la tradizionale distinzione tra informazione e pubblicità. La commistione tra questi due forme di comunicazione non è un problema per i nativi digitali, che sanno distinguere e giudicano i contenuti pubblicitari comunque interessanti, se ben fatti”. Porta aperte insomma al ‘native advertising’ su cui molti giornali stanno puntando, a cominciare dal New York Times.
Il progetto vincitore è una piattaforma dove i lettori possono raccogliere le news da varie fonti, anche a pagamento, pagando ovviamente con moneta elettronica. “Ci investiremo per svilupparlo”, promette il ceo di D-share.


Anche il prossimo hackathon del 17 maggio avrà per tema il giornale del futuro, visto il grande interesse riscontrato in questa prima edizione. I giovani partecipanti passeranno la notte nella sede Museo civico di storia naturale.
Gli altri due temi del primo hackathon erano la mobilità sostenibile (argomento suggerito da Audi) e l’uso delle lampadine a basso consumo energetico (Enel). “Anche il tema proposto da Audi ha riscontrato un notevole interesse e le app ideate dai ragazzi sono state di buon livello”, afferma Russo. “Il progetto sulle lampadine, pur essendo dignitoso non era all’altezza degli altri”.

Nelle foto alcuni momenti dell’hackathon di Wired, tenutosi il 12 e 13 aprile al Museo della scienza e della tecnologia di Milano. L’iniziativa sarà replicata il 17 maggio, in occasione della Wired Fest di MIlano.