17 aprile 2014 | 17:26

Mobilitazione a La7 contro il “disinvestimento” da parte di Cairo

Sarebbe il “disinvestimento nei settori produttivi vitali dell’azienda” da parte dell’editore Urbano Cairo il motivo della mobilitazione dei lavoratori di La7, che hanno convocato per domani 18 aprile un’assemblea a cui parteciperanno anche il Cdr e i giornalisti su invito dei sindacati nazionali e delle Rsu aziendali. “Condividiamo l’allarme e le preoccupazioni che hanno spinto i rappresentanti sindacali del personale non giornalistico a proclamare lo stato di agitazione, il blocco delle attività aggiuntive e un pacchetto di 16 ore di sciopero”, si legge in una nota del Comitato di redazione. “Con la scusa del risanamento non si rispettano nemmeno gli accordi sottoscritti con i dipendenti e – nei confronti dei giornalisti – lo stesso Cnlg, mentre i manager di Cairo Communications e de La7 si spartiscono bonus milionari”, aggiunge la nota.

Sulla questione interviene anche la Fnsi che “chiede al Gruppo Cairo un chiarimento urgente sulle strategie e sulle prospettive della terza tv nazionale non dimenticando che, con la scusa di un processo di risanamento l’azienda, non rispetta accordi sottoscritti con i lavoratori e specifiche previsioni del contratto di lavoro giornalistico”.

Ecco di seguito il comunicato del Cdr e dei giornalisti di La7 e quello della Fnsi.

Il Cdr e i giornalisti de La7 accolgono con favore l’invito dei sindacati nazionali e delle Rsu aziendali a partecipare all’assemblea dei lavoratori dell’emittente proclamata per il prossimo 18 aprile in modo da poter unitariamente stabilire un coordinamento di tutti i dipendenti sulle tematiche comuni e le future azioni.
Condividiamo l’allarme e le preoccupazioni che hanno spinto i rappresentanti sindacali del personale non giornalistico a proclamare lo stato di agitazione, il blocco delle attività aggiuntive e un pacchetto di 16 ore di sciopero.
Si tratta di preoccupazioni che ormai da mesi anche i giornalisti denunciano. La proprietà da tempo procede in un vero e proprio disinvestimento nei settori produttivi vitali dell’azienda con una cieca revisione “lineare” dei costi imposta a fornitori esterni e strutture interne. Con la scusa del risanamento non si rispettano nemmeno gli accordi sottoscritti con i dipendenti e – nei confronti dei giornalisti – lo stesso CNLG, mentre i manager di Cairo Communications e de La7 si spartiscono bonus milionari.
In questa cornice si è appreso ieri dalle agenzie dell’interesse del gruppo Cairo ad acquisire le frequenze tv nazionali del digitale terrestre.
Il tutto accade in assenza di un piano industriale/editoriale, mai presentato a quasi un anno dall’acquisizione della tv da Telecom Italia Media per un prezzo simbolico e con una sostanziosa dote complessiva di circa 120 milioni di euro di “avviamento” liquidata da Telecom al gruppo Cairo.
A questo punto si ritiene necessario e indifferibile da parte dell’azienda un chiarimento sulle strategie e sulle prospettive future de La7 terza televisione nazionale che opera attraverso le frequenze assegnate dallo stato che – è bene ricordarlo – costituiscono un bene pubblico.

E’ condivisa dalla Fnsi la preoccupazione sul disinvestimento di interi settori produttivi a La7 annunciata dai lavoratori. Con la logica di tagli lineari dei costi imposta a fornitori esterni e a decisive strutture interne dell’emittente, si mette a rischio un pezzo importante dell’informazione del nostro Paese. Il Sindacato nazionale dei giornalisti è, dunque, al fianco del Cdr e delle Rsu aziendali nella battaglia contro l’impoverimento di questa importante voce.
La Fnsi, quindi, chiede al Gruppo Cairo un chiarimento urgente sulle strategie e sulle prospettive della terza tv nazionale non dimenticando che con la scusa di un processo di risanamento l’azienda non rispetta accordi sottoscritti con i lavoratori e specifiche previsioni del contratto di lavoro giornalistico, nonostante gli impegni assunti. L’informazione è un bene pubblico e per questo la Fnsi è al fianco dei lavoratori e dei colleghi dell’emittente nella loro giusta battaglia.