18 aprile 2014 | 15:21

Springer contro il monopolio di Google. La lettera aperta del ceo Dopfner

Google ha troppo potere e tutti i media liberi, sia online che cartacei, devono aver paura. Sta facendo il giro del web l’allarme lanciato da Mathias Dopfner, ceo del gruppo editoriale tedesco Axel Springer, in una lettera aperta a editori e lettori pubblicata sul quotidiano liberalconservatore Frankfurter Allgemeine in risposta a un articolo di Eric Schmidt, ceo di Google, nel quale si elogiavano i rapporti tra il gruppo Springer e Google.

Mathias Doepfner (foto Olycom)

Mathias Dopfner (foto Olycom)

Pur confermando gli accordi soddisfacenti tra i due colossi e dichiarandosi un ammiratore del successo imprenditoriale di Google, Dopfner scrive: “Noi come editoriale non avevamo molte altre scelte valide che non trovare un’intesa con Google, perché non vedevamo alcun motore di ricerca alternativo che ci garantisse di ampliare la nostra presenza online”. E’ bene ricordare che Axel Springer, oltre a pubblicare più di 200 tra quotidiani e riviste tra cui Die Welt e Bild, ha una significativa presenza online e numerosi interessi in tv e radio. Sotto la sua guida di Dopfner, il gruppo sta vivendo una vera rivoluzione con il passaggio dalla carta al digitale.

Dopfner chiede a Schmidt se Google e il suo fondatore Larry Page non siano creando un ‘superstato digitale’ dove le leggi antitrust e le normative sulla privacy non vengano applicate. A questo proposito torna sulla lunga controversia tra Mountain View e la Commissione europea, con accuse al motore di ricerca di garantire un trattamento di favore ai suoi prodotti in Rete.

La Commissione europea – ricorda il ceo di Springer – “ha sanzionato e criticato l’introduzione di un modello di business che in ambienti poco onorevoli si chiama estorsione”. Google ha il potere di discriminare i suoi rivali o competitors nei motori di ricerca, e in generale “le grandi compagnie di alta tecnologia sono molto più potenti di quanto l’opinione pubblica non immagini. Con l’eccezione dei virus non c’è nient’altro che abbia tanta velocità, efficienza e aggressività e si diffonda così velocemente come queste piattaforme tecnologiche, proprietarie di un nuovo potere. Il loro potere è paragonabile almeno a quello che la posta tedesca aveva nel mondo prima di internet quando disponeva del monopolio nel suo settore”.

E dopo essersela presa anche con Facebook e con la sua pratica di immagazzinare i dati, Dopfner conclude la lettera con un chiaro avvertimento: nella storia dell’economia i monopoli non sopravvivono a lungo, scrive.

Sul fronte della collaborazione con gli editori, il ceo di Google Eric Schmidt su Frankfurter Allgemeine Zeitung (qui il link all’intervento) ha invece ribadito che attraverso l’innovazione si possono costruire nuovi modelli di business e ottenere un vantaggio reciproco dalle tecnologie emergenti. “Alla fine dell’anno scorso – ha detto Schimdt – abbiamo firmato una partnership pubblicitaria pluriennale tra la nostra piattaforma AdExchange e quella di Springer che copre sia il web che il mondo mobile (altri esempi nel Mondo sono il Telegraph o il Guardian)”.

Eric Schmidt (foto Olycom)

Eric Schmidt (foto Olycom)

In merito a Google News, Schmidt ricorda che il servizio non ha pubblicità e funziona come punto di connessione fra lettori e fonti di informazione autorevoli. L’obiettivo – dice – è quello di far uscire l’utente da Google e portarlo sul sito dell’editore per leggere l’articolo. Ogni mese Google invia oltre 10 miliardi di visite ai siti degli editori di tutto il mondo. “Ogni click è un’opportunità di business per crescere in termini di pubblico e di profitto”, sottolinea Schmidt. “Nel 2013, solamente attraverso il nostro prodotto AdSense, abbiamo distribuito 9 miliardi di dollari agli editori di tutto il mondo”.

Su cosa far comparire e cosa non far comparire sul motore di ricerca, il ceo di Google spiega che gli editori mantengono il totale controllo su quello che arriva su Google News e web search. “Vale la pena sottolineare che riceviamo di gran lunga più richieste di essere inclusi in Google News che non di essere esclusi, perché molti editori vedono il vantaggio di rendere il loro contenuto trovabile da nuovi lettori”, aggiunge.