Editoria

19 aprile 2014 | 22:00

La Sicilia: Renzi uccide i giornali e ferisce la democrazia

(ANSA) “Non ci sarà più l’obbligo antistorico di pubblicare gli annunci di appalti e gare sui quotidiani”. Così parlò Matteo Renzi. Ma se c’è una decisione antistorica è proprio questa. E non solo. In un momento di grande crisi della carta stampata, è una decisione che ha tutta l’aria di voler mettere una pietra tombale sulla storia ormai secolare della madre dell’informazione nel mondo. Lo scrive il quotidiano La Sicilia che ha scelto di aprire l’edizione di oggi con una contropertina con un solo articolo centrale dal titolo “Renzi uccide i giornali”. “Lo diciamo – si legge nell’articolo siglato con un asterisco – non per difendere solo una testata, le cento testate giornalistiche del Paese, un posto o mille posti di lavoro, ma quella che riteniamo l’istituzione informativa e formativa, culturale, sociale, popolare per eccellenza. Dire che basta Internet per informare milioni di cittadini, significa non solo limitare a poche persone (i dati di utilizzo dell’online sono ancora a una sola cifra) la conoscenza delle iniziative degli enti pubblici, ma fare una scelta che ci permettiamo di chiamare razzista. Cioè negare a gran parte dei cittadini la facoltà di scegliere il mezzo da utilizzare. Non è questa una grave limitazione di libertà? E ancora peggio”. “Quando Matteo Renzi assicura che per il momento non sarà eliminato il fondo per l’editoria” osserva il quotidiano di Catania fa “intuire che eventuali aiutini sono diretti a rottamare una notevole massa di giornalisti: una forma di morte assistita della categoria”. “Non crediamo – scrive La Sicilia – che possa essere questo l’obiettivo di un giovane premier del quale abbiamo ammirato la carica di ottimismo. La rottamazione, signor Matteo Renzi, si fa con le cose e le persone inutili e dannose alla società, che invece ha sempre avuto un punto di riferimento proprio nella carta stampata. Cancellarla – conclude il quotidiano di Catania – significa ferire l’anima della democrazia”. (ANSA, 19 aprile 2014)