21 aprile 2014 | 11:55

L’inchiesta del Corsera sul citizen journalism: quel dialogo quotidiano tra i cittadini del mondo che cambia la società

(Corriere della Sera del 21 aprile 2014) – Nei Paesi di lingua inglese si chiama citizen journalism , da noi giornalismo partecipativo. È una forma di produzione e condivisione di notizie e opinioni che arrivano, per così dire, «dal basso», da cittadini che grazie alla Rete segnalano quello che accade, lo arricchiscono di foto e materiali audio e video, lo diffondono e lo commentano soprattutto attraverso i social media. Per dirla con Voci Globali , il sito dedicato al giornalismo partecipativo, si tratta di un fenomeno che può rappresentare «un motore di trasformazione sociale alimentato dalla conversazione online che avviene ogni giorno tra cittadini di tutto il mondo in maniera orizzontale, condivisa e “glocale”». Non è sempre sinonimo di esattezza, almeno secondo il punto di vista dei media tradizionali (la cui filosofia è quella di dare notizie solo dopo averle controllate, mentre il web prima produce contenuti e poi li verifica e li corregge attraverso approssimazioni successive) ma è invece sempre sinonimo di partecipazione. Quindi, a dar retta a Giorgio Gaber, di libertà. Libertà di cambiare o almeno di proporre dei cambiamenti nei diversi campi della vita collettiva. 

Nasce da questa idea l’iniziativa #italiavoltapagina, che il Corriere della Sera proporrà ai suoi lettori, prima sulla carta con lo speciale «L’Italia che ce la fa» e poi, soprattutto, sul web. Il nostro giornale è sempre stato convinto di tre cose: 1) che l’Italia, benché fiaccata dalla crisi e con non poche storture e inefficienze (il cui racconto senza timori e pregiudizi resta comunque il compito principale di un organo di informazione), rimane un Paese straordinario, capace di produrre incredibili eccellenze; 2) che quindi dobbiamo essere fieri di quanto siamo capaci di fare, purché ci si rimetta in moto, sapendo che non siamo comunque all’anno zero: non viviamo in un deserto e nella vita quotidiana del Paese resta molto di buono e da salvare; 3) che la rinascita non può che essere il frutto di una spinta collettiva e condivisa, senza guru che facciano calare dall’alto le loro soluzioni destinate a essere recepite a scatola chiusa.
Per questo le ricette proposte sulla carta in milioni di copie dalle grandi firme del Corriere della Sera e dagli esperti interpellati dal giornale dovranno trovare sul web una partecipazione che porti a una moltiplicazione almeno, ci auguriamo, a tre zeri. Insomma, invitiamo ogni lettore a dirci cosa ama di questo Paese e cosa secondo lui si può fare per cambiarlo: suggestioni magari piccole, ma che possono migliorare anche di poco la nostra vita e contribuire a farci uscire da una crisi che non è solo economica ma anche di speranza e di fiducia. È un grande progetto. Come la Rete. E come l’Italia (quando ci si mette).

Fonte: Corriere della Sera del 21 aprile 2014