24 aprile 2014 | 16:48

Per i giornali serve un sostegno pubblico più rilevante, dice Beduschi di GroupM

“Se ci sta a cuore il pluralismo dell’informazione, non è illogico pensare a un’ipotesi di sostegno pubblico più rilevante di quello attuale per i giornali”. Lo sostiene Massimo Beduschi, chairman e ceo di GroupM, la holding a cui fanno capo le centrali media del gruppo Wpp (Mec, MindShare, Mediacom, Mediaclub e Media Insight), che nel complesso controllano circa il 40% della pubblicità distribuita in Italia. Secondo le previsioni della società, il 2014 dovrebbe chiudersi ancora con un segno meno per il mercato pubblicitario: -0,3% rispetto al 2013. La tivù dovrebbe registrare un +1,7%, Internet un +7,4%, la radio restare sostanzialmente stabile, la pubblicità esterna scendere del 3,8%. Il calo maggiore dovrebbe registrarlo proprio la stampa: -13%. Però Beduschi vede una possibile riapertura dei giochi legata al governo e all’Expo. “Se il governo di Matteo Renzi farà le tanto agognate riforme e con l’Expo più imminente si diffonderà un po’ di ottimismo e positività, nella seconda parte dell’anno ci potrebbe essere una più decisa inversione di tendenza”, sostiene il capo di GroupM.

“Per gli editori della carta stampata”, sostiene Beduschi sul numero di aprile 2014 di Prima Comunicazione, “non si tratta solo di decidere come passare da un modello free a un modello pay o semi pay per quanto riguarda i contenuti digitali, trovando la maniera giusta per gestire la coabitazione virtuosa di carta, on line e mobile. In questo momento gli editori di giornali hanno anche un problema di costo della produzione dei contenuti. Sono gli unici a pagare cara una merce, le notizie, che tanti altri poi sfruttano. Ogni Paese su questo tema ha la sua soluzione, ma il problema è globale”.

Massimo Beduschi (foto Stefano Frattini)

Massimo Beduschi (foto Stefano Frattini)

In questa situazione, secondo il presidente e ceo di GroupM, potrebbe essere sensato aumentare il sostegno pubblico all’informazione. “Certo, saremmo lontani dalle logiche di mercato che dovrebbero riguardare anche i mezzi”, ammette Beduschi, “ma francamente, considerato tutto quello che è successo e sta succedendo, non mi sento di escludere o condannare l’idea di percorrere una pista simile”.

Per quanto riguarda il settore delle agenzie media, Beduschi racconta gli importanti “investimenti fatti in know how, tecnologie e persone per cavalcare l’innovazione e il cambiamento della società e migliorare l’efficacia della pubblicità” dove ormai l’interesse dominante è sulle prestazioni in campo digitale. “Il programmatic buying – man mano che video, social, mobile cattureranno sempre più investimenti e ci saranno sempre più connected tv o strumenti come la Chromecast di Google – tenderà progressivamente a rappresentare una quota importantissima del nostro lavoro. Dal planning e il buying ci sposteremo sempre più sul ‘provisioning’ e il ‘delivering’”.

L’intervista integrale è sul numero 449 di Prima Comunicazione (aprile 2014). Clicca qui per leggerla subito in formato digitale.