Editoria

30 aprile 2014 | 15:29

Le immagini del World Press Photo in mostra a Roma

(ANSA) Quando un’immagine racconta la realtà oltre le differenze linguistiche e culturali diventa testimonianza. E’ il caso delle fotografie selezionate per la 57esima edizione del World Press Photo 2014, in mostra al Museo di Roma in Trastevere dal 2 al 23 maggio. Volti, paesaggi, animali, e ancora sorrisi, violenze e città sconvolte dalle guerre: è il mondo il protagonista di queste fotografie, il cui valore aumenta quanto più esse riescono ad andare al di là della porzione di realtà che inquadrano. Perché è proprio il continuo rimando a ciò che non c’è ma che esiste fuori dall’obiettivo la principale fonte di interrogativi per chi guarda. Ne è un esempio la foto vincitrice, scattata dall’americano John Stanmeyer sulla spiaggia di Gibuti, che ritrae alcuni migranti africani con i telefonini in mano mentre cercano di captare, come piccoli punti luminosi nel buio della notte, la rete della vicina Somalia, un flebile appiglio per contattare casa. Tra i 53 fotografi premiati nelle varie categorie del concorso (spot news, notizie generali, storie d’attualità, vita quotidiana, volti, natura, sport in azione e sport in primo piano), figurano anche tre giovani italiani, Bruno D’Amicis, Alessandro Penso e Gianluca Panella. ”Ho raccontato la totale assenza di politiche ambientali in Tunisia dopo la primavera araba”, ha spiegato D’Amicis, che ha immortalato un esemplare di volpe fennec tenuto in cattività da una povera famiglia di un villaggio della regione del Kebili. ”Queste volpi vengono catturate e contrabbandate in Europa e Asia come animali da compagnia, subendo soprusi e vivendo in condizioni incompatibili con la loro specie”, ha continuato, ”ma per fortuna l’esemplare che ho fotografato è riuscito a scappare”. Anche se non si vedono, sono invece i profughi siriani rifugiati in una scuola abbandonata di Sofia i protagonisti del lavoro di Penso: ”ho scelto di non ritrarre il dolore di queste persone”, ha raccontato il fotografo. ”Quei teli a delimitare una casa improvvisata – ha spiegato ancora – e quella sedia vuota per cercare una convivialità dimenticata rappresentano la loro dignità e la voglia di ricominciare”. Ci sono volute 5 notti per il reportage realizzato da Panella a Gaza, dove ha rappresentato il blackout che ha colpito la centrale elettrica in seguito ai tagli delle forniture di gasolio da parte dell’Egitto: ”Mentre i politici si fanno la guerra, alla gente mancano i servizi basilari”, ha dichiarato il fotografo, aggiungendo di aver comunque cercato nelle foto ”sempre la luce e la presenza umana per far capire che Gaza non è un luogo fantasma, ma molto vivo e pieno di persone”. Accanto all’intensità e al valore documentale dei lavori esposti, impressionanti sono anche i numeri di questa edizione del World Press Photo, a conferma dell’assoluta importanza del premio nell’ambito del fotogiornalismo internazionale: un totale di 98.671 immagini, inviate da 5.754 fotografi professionisti di 132 nazionalità. (ANSA, 30 aprile 2014)