Comunicazione, Pubblicità 

12 maggio 2014 | 10:51

Dissidi tra i vertici e differenze culturali. Omnicom e Publicis elencano i problemi che hanno fatto saltare la fusione

MILANO (MF-DJ) Gli amministratori delegati di Publicis Groupe e Omnicom Group hanno cercato di rassicurare gli investitori sulle loro strategie, dopo aver abbandonato l’accordo di fusione da 35 miliardi di dollari.

Il presidente della società francese Maurice Levy e il Ceo del gruppo statunitense John Wren hanno smentito le voci secondo cui i due colossi avessero perso clienti in scia ai nove mesi di trattative sulla transazione, che non è andata a buon fine a causa delle controversie tra i vertici delle società, nonchè di alcune difficoltà nell’ottenere le necessarie autorizzazioni normative.

“Abbiamo deciso di non proseguire con l’operazione, piuttosto che finire davanti a un giudice”, ha commentato Lévy, aggiungendo che “non è una fusione tra pari se ci sono un Ceo, un Cfo e un consigliere generale da una sola parte”.

Wren ha annoverato tra i problemi che hanno ostacolato l’acquisizione “la cultura aziendale, la complessità e il tempo.” Gli ostacoli che si sono frapposti al completamento del deal, tra cui approvazioni normative, dissidi tra i vertici e differenze culturali, sono “interconnessi e devono essere risolti congiuntamente”, ha commentato il Ceo di Omnicom.

Maurice Levy, chairman & ceo , Publicis Groupe, e John Wren, president & ceo, Omnicom Group (foto soldiblog.it)

Oltre a questioni relative alla cultura ed al management aziendale, Wren ha aggiunto inoltre che sull’abbandono del progetto di fusione ha inciso il cambiamento dello scenario economico nell’Unione Europea.

“Il contesto fiscale è diventato troppo oneroso, soprattutto per quanto riguarda le fusioni tra gli Stati Uniti e l’Europa”, ha affermato Wren. (MF-DJ 9 maggio 2014)