13 maggio 2014 | 17:56

Cinquanta nuove assunzioni al Washington Post

Il Washington Post ha raggiunto un traguardo che di questi tempi sembra impensabile: 50 nuove assunzioni nel 2014. “Ci sono molti volti nuovi attorno alla redazione”, scrive il senior editor Tracy Grant in una nota arrivata all’Huffington Post.

A gennaio il direttore esecutivo Marty Baron aveva annunciato che i suoi obiettivi primari erano proprio ‘crescita e trasformazione digitale’ e questo si è in parte realizzato attraverso un’ondata di nuove assunzioni. Tale investimento è stato possibile grazie al miliardario capo di Amazon, Jeff Bezos, che lo scorso autunno ha acquistato il giornale.

Oltre a sostituire Ezra Klein e i Wonkbloggers passati a Vox Media, Il Post ha anche aumentato il personale in altri reparti e aperto un ufficio di progettazione e sviluppo a New York City.

“Abbiamo parlato molto della necessità di crescere”, dice Baron all’HuffPost. “L’unica strada per farlo è il digitale. Stiamo esaminando le opportunità di crescita in tutto il Paese”.

Jeff Bezos (foto Olycom)

Jeff Bezos (foto Olycom)

La testata ha anche annunciato l’intenzione di assumere un giornalista con base in Silicon Valley, che sarebbe una delle tre integrazioni previste per lo staff finanziario. “Pensiamo che sia importante avere qualcuno nella Silicon Valley che copra il mondo della tecnologia, perché ci riguarda tutti e dobbiamo essere lì”, spiega Baron. “La tecnologia sta cambiando il mondo”.

Da quando Baron ha assunto il suo ruolo nel 2013, il Post ha ricevuto alcuni dei più alti riconoscimenti nel giornalismo internazionale. Il mese scorso ha vinto due premi Pulitzer, anche per la copertura del caso Nsa, e a febbraio ha vinto il Polk Award.

I dipendenti del giornale non hanno rinunciato a esprimere il loro intusiasmo di fronte alle nuove assunzioni, segno di una rinnovata speranza verso il futuro. “Non c’è nessun posto più eccitante dove praticare il giornalismo in questo momento”, dice Chris Cillizza, editor di The Fix.

Ma si presume che presto Bezos, dopo gli investimenti di questo periodo, voglia anche toccare con mano dei risultati tangibili. “Nessuno avrebbe fatto investimenti senza aspettarsi un ritorno nel lungo periodo “, conclude Baron. “Non è un ente di beneficenza”.