Editoria

16 maggio 2014 | 15:06

NY Times smentisce: la direttrice Abramson non è stata licenziata per soldi

(TMNews) Partito il chiacchiericcio sulle motivazioni del licenziamento della prima direttrice nella storia del New York Times, Jill Abramson, giornalista capace quanto – si dice – intrattabile, l’editore Arthur Sulzberger Jr. ha rilasciato un comunicato per smentire che alla base della sua decisione ci sia stata una questione di soldi. “E’ semplicemente non vero che il compenso di Jill – si legge – fosse significativamente inferiore a quello del suo predecessore”. Ieri, diversi organi di stampa avevano ipotizzato che tra i motivi della rottura ci fossero proprio i soldi, ma già una portavoce del quotidiano aveva dichiarato che il compenso totale di Abramson era “direttamente comparabile con quello di Keller (il predecessore, ndr), anche se non uguale”, dato la sua permanenza più corta al giornale, preceduta da una lunga esperienza al Wall Street Journal. Mercoledì, Sulzberger aveva sorpreso la redazione, annunciando il licenziamento della direttrice e la sua sostituzione con Dean Baquet, il suo vice, “per migliorare alcuni aspetti” del giornale. Abramson, 60 anni, è rimasta in carica per meno di tre anni, un periodo inusualmente breve.

Jill Abramson

Apprezzata per la sua forza da leader e per la capacità di sostenere i suoi reporter, tenuta come punto di riferimento soprattutto dalle donne, è però conosciuta anche per i suoi modi a volte bruschi, che creano inevitabilmente dei contrasti. Al New York Times, i rapporti non erano più buoni né con Sulzberger, né con l’amministratore delegato, Mark Thompson. L’editore ha voluto specificare che ‘il compenso totale’ di Abramson nell’ultimo anno è stato “del 10% superiore a quello di Bill Keller nel suo ultimo anno”. “Il compenso – ha aggiunto – non ha avuto alcun ruolo nella mia decisione e nemmeno una qualsiasi discussione a tale proposito. La ragione – l’unica ragione – per questa decisione è la preoccupazione che avevo su alcuni aspetti della gestione della redazione da parte di Jill” ha concluso l’editore.

L’allontanamento di Abramson è stato piuttosto brusco: ha lasciato la redazione senza nemmeno salutare, il suo nome è stato rimosso in pochi minuti dalla gerenza ed è stato chiaro a tutti, fin dall’inizio, che non lavorerà più per il quotidiano. L’ex direttrice non ha commentato la decisione, visto anche l’accordo di confidenzialità sottoscritto; la sua unica risposta sta in una foto pubblicata su Instagram dalla figlia: cappellino in testa e guanti alle mani, in posa davanti a un sacco da pugilato. In sua difesa si è espressa un’altra giornalista tra le più conosciute al mondo, Arianna Huffington, che al Guardian ha detto: “Jill non è solo una grande giornalista, ma ha portato nel suo mandato al Times la passione per un giornalismo di qualità e la comprensione delle necessità del Times per evolvere”. Al suo posto c’è ora Dean Baquet, entrato in contrasto con Abramson per la sua decisione di affiancargli una responsabile della versione digitale, senza informarlo. La candidata era Janine Gibson, direttrice del Guardian negli Stati Uniti, che ha confermato di essere stata contattata e di aver rifiutato l’incarico. I buoni risultati economici conseguiti e l’altrettanto notevole lavoro redazionale non sono così bastati alla prima donna alla direzione del New York Times per evitare che venerdì scorso Sulzberger le dicesse che era arrivato il momento di cambiare. (TMNews, 16 maggio 2014)