22 maggio 2014 | 8:49

Nel mare magno del web sapere tutto equivale a dimenticare tutto, dice Umberto Eco. Al giornalista basta visitare un sito e costruirci sopra un articolo

Nella ‘Bustina di Minerva’ dell’Espresso, Umberto Eco   si occupa di Internet e giornalismo, di come la Rete cambia o può cambiare il modo di fare giornalismo. Il web, secondo Eco, è il paradiso dei cronisti pigri. Che possono raccontare come verità le paranoie dei maniaci del complotto. O spacciare per scoop avvenimenti vecchi e risaputi. Ma sono i lettori a doversi ribellare contro questo giornalismo.

Ultime notizie: l’assassinio di Giulio Cesare

Nelle settimane scorse sono apparsi vari servizi sui maggiori quotidiani, in cui si rilevava che alla periferia di Parigi i giovani studenti erano per così dire plagiati da una insegnante che gli raccontava come il mondo fosse diretto da una setta occulta, quella degli Illuminati. A leggere bene la fonte della notizia era una sola, un giornalista francese, a corto di argomenti, era andato a scovare una scolaresca che su Internet si abbeverava di notizie sul complotto mondiale e sulla setta occulta che pianificava i destini del globo.

Ora, non dico i lettori di libri (che possono scegliere in argomento titoli da una biblioteca che conta centinaia di volumi in tutte le lingue), ma anche chi naviga soltanto in linea sa benissimo che esiste una pletora di siti che si occupano del complotto globale, dei Signori del Mondo, dei centri di potere occulto, che vanno dagli Illuminati di settecentesca memoria ai vari Club Bilderberg, alla Trilaterale, passando per Davos e arrivando (dai e poi dai, inevitabilmente) alle mene degli Anziani di Sion e alle mani adunche degli ebrei che si protendono sul nostro pianeta, come già si disegnava sui settimanali antisemiti della terza repubblica francese verso il finire del XIX secolo.

È roba vecchia, è pescando nella vasta letteratura in argomento (per il novanta per cento spazzatura ripetitiva) che Dan Browne ha potuto confezionare il suo best seller e, modestamente, di questo materiale avevo dato una rappresentazione grottesca nel 1988 nel mio “Pendolo di Foucault” – e anche lì, anche se non avevo ancora a disposizione Internet, andando a ramazzare per le varie librerie occultistiche.

Detto questo, che Intenet oggi abbondi di siti sul complotto cosmico e che ci sia gente che ci crede davvero, è fuori discussione – e specie in era di rinascita del populismo d’ogni colore è naturale che chi voglia eccitare la fantasia dei semplici ricorra sempre alla cospirazione di chi (ignoto) è alla radice di tutti i nostri mali. Ma la cosa più intrigante è come mai giornali serissimi, al debole vagito di un giornalista francese che non sapeva che cosa raccontare per rimediare quattro paghe per un lesso, è andato tranquillamente a rimestare nella palude già noto.

Si potrebbe dare del fenomeno una interpretazione molto malevola nei confronti del giornalismo, dicendo che pur di riempire una pagina si gonfia l’episodio irrilevante di un cane che morde un uomo non avendo a disposizione un uomo che morda un cane. Va bene, lo si fa sovente, ma è comunque singolare che i lettori abbiano accettato questa non notizia e anzi l’abbiano letta con gusto (ho fatto qualche verifica tra i miei conoscenti, “ma guarda un po’ chi l’avrebbe detto…”).

E questo ci induce a considerazioni abbastanza tristi su Internet: è che, nel mare magno di un Web in cui ci si racconta tutto quello che è possibile raccontare, e volendo potremmo trovarci, che so, la biografia della zia di Ammurabi, le divise dei soldati nella guerra dei sette anni, il gruppo sanguigno di Napoleone o quanti denti erano rimasti in bocca a Golia dopo la fiondata di Davide, sapere tutto (o potere saper tutto) equivale a dimenticare (o poter dimenticare) tutto.

Quindi basterebbe al giornalista neghittoso visitare un sito a caso, identificare un dato noto e stranoto, costruirci sopra una articolessa col titolo “una clamorosa scoperta storica” e vendere materiale risaputo nella tranquilla persuasione che sia ormai obsoleto e quindi ringiovanibile ad libitum senza timore che il lettore protesti.

Si potrebbe ormai concepire una doppia pagina che dica “Eccezionale scoperta degli studiosi di Cambridge: Cesare è stato assassinato alle Idi di marzo”, ricevendo i complimenti del direttore (“ragazzo mio, dove hai scovato questa faccenda, questo sì che è uno scoop!”)

Il che, a ben vedere, potrebbe essere una buona forma di ripasso: non ci hanno forse fatto studiare al liceo quella storia romana che avevamo già appreso alle medie? Basterebbe dire che si tratta di ripasso e non di ultime notizie