23 maggio 2014 | 9:04

Scalfari: i giornali esisteranno sempre, ma devono cambiare pelle. E non rincorrere più le notizie, ma spiegarle

Eugenio Scalfari è convinto che ‘I giornali esisteranno sempre’. Questo infatti è il titolo del suo intervento sull’Espresso in edicola dove scrive: non credo a chi prevede la scomparsa dell’informazione su carta. Ma nell’era del Web i quotidiani devono cambiare pelle. E non rincorrere più le notizie, ma spiegarle secondo pensiero e cultura

I giornali esisteranno sempre

Uno dei dirigenti di Google News rispondendo ad alcune domande fattegli da un giornalista sul destino dei giornali nell’era di Internet, ha risposto di non condividere l’opinione di quanti pensano che non ci sia più spazio né lettori per la stampa scritta su carta e forse neppure per i libri, quale che ne sia l’argomento.

D’ora in avanti – così sostengono i cosiddetti esperti – tutto avverrà in Rete nei metodi e con il linguaggio che alla rete più si confà. Il linguaggio, come tutti sappiamo, è un prodotto prezioso del pensiero e con il pensiero a sua volta interagisce. Quindi anche il pensiero nel prossimo futuro ne sarà modifcato. Anche a me, giornalista e scrittore di libri, è accaduto in più occasioni di rifettere su questo tema che sta penalizzando già da tre o quattro anni le vendite dei libri e dei giornali in misura assai pesante e le mie rifessioni mi hanno portato alla medesima conclusione del dirigente di Google News: né i giornali né i libri scritti su carta sono destinati a scomparire purché vi sia un radicale mutamento dei palinsesti.

In che consIste questo mutamento? A me sembra evidente: consiste nel rapporto tra le notizie e i commenti e nella diversa importanza tra i vari temi che l’attualità propone all’attenzione dell’opinione pubblica. Faccio qualche esempio che riguarda anzitutto la tempistica. I giornali scritti che vanno in edicola al mattino sono composti il giorno precedente alla loro uscita, le ultime notizie che possono ospitare sono quelle che accadono entro l’una di notte e i lettori, quando acquistano i giornali dalle sette del mattino in poi, quelle notizie le possono aver conosciute già perché hanno potuto leggerle sui siti Internet di quegli stessi giornali o ascoltarle nelle trasmissioni notturne della televisione. I giornali scritti non possono e non debbono ignorarle ma è del tutto inutile che le pubblichino con ampiezza; possono e debbono riassumerle in poche righe ma possono e debbono dar loro una gerarchia d’importanza che dipende dalla linea che quello specifco giornale ha della realtà e che suggerisce ai suoi lettori.

È evidente che la stessa notizia acquista un peso specifco diverso per un giornale nazionale rispetto ad un giornale locale e ancora di più per un giornale italiano o per un giornale di un’altra nazione e di un’altra lingua. Tutto dipende dal luogo dove il fatto è avvenuto ma non soltanto dal luogo bensì anche dalla natura del fatto in questione: cronaca nera, cronaca rosa, politica interna del paese dove il giornale viene pubblicato, politica estera, cultura, arte, spettacoli, sport, “gossip” e personaggi protagonisti del fatto. Le agenzIe di stampa e la Rete Internet i fatti che accadono li annunciano man mano che avvengono; i giornali scritti invece informano i lettori non sulla base del tempo in cui sono accaduti ma della loro importanza. Qui sta tutta la differenza che varia da giornale a giornale. La “Repubblica” ha una sua visione dell’importanza di un fatto diversa da quella del “Corriere della Sera” o della “Stampa” o del “Messaggero” e ancor più da “Le Monde” o del “Figaro” di Parigi, del “Times” di Londra e del “Guardian”, del “New York Times” di New York o del “Washington Post” di Washington e così via.

Ovviamente la differenza di palinsesto è ancora maggiore tra un giornale quotidiano, un settimanale, un mensile e tra ciascuno di essi e la tv e la rete Internet e i rispettivi siti di quest’ultima. Il tema di fondo tra la parola scritta e quella “on line” tuttavia è un altro ancora e riguarda il pensiero. Questo è il problema: in che modo l’informazione on line differisce dall’informazione scritta? A me sembra evidente. Il pensiero è soprattutto cultura, racconto, meditazione, approfondimento dei fatti, analisi del carattere dei personaggi, strategia di lunga durata o tattica di immediata applicazione e differenza tra l’una e l’altra. Queste diverse manifestazioni del pensiero che interpreta i fatti e ne storicizza la portata ha bisogno di spazio, di uso di molteplici parole e quindi di scrittura. La differenza tra le parole comunicate per scritto e quelle comunicate on line può essere la stessa che passa tra una lettera e un telegramma, tra un romanzo e un racconto, tra l’immagine dipinta su un quadro o in un affresco e uno schizzo disegnato con pochi tratti di matita.

Finché la nostra specie esisterà, la lettera e il telegramma, il romanzo e il breve racconto, il quadro a olio e lo schizzo a matita avranno tutti ragione di vivere e d’esser diffusi. Io la penso così e spero di non sbagliarmi.