Comunicazione, Editoria

23 maggio 2014 | 15:00

Lo status di libertà di stampa della Turchia viene declassato a ‘non libero’ e il governo censura chi ne parla

(TMNews) Un’editorialista di un quotidiano turco ha verificato in prima persona la correttezza della sua tesi sull’assenza di libertà di stampa in Turchia, dopo che il quotidiano per cui lavorava ha rifiutato di pubblicare un suo pezzo sul tema. Gonul Tol, un’accademica che lavora a Washington, ha interrotto la sua collaborazione con il quotidiano Aksam per preservare la propria “etica professionale”, in una vicenda che ha provocato un acceso dibattito sui media turchi. 

“Il fatto che il mio pezzo non sia stato pubblicato dimostra ancora una volta l’ovvio” ha detto Tol ad Afp.

L’articolo si concentrava sulle reazioni a sfondo razziale a un rapporto di Freedom House, secondo il quale il Paese ha assistito al più grave peggioramento della libertà di stampa in Europa.
L’ong con sede negli Usa, che si occupa di vigilare sulle libertà di stampa, ha declassato lo status della stampa in Turchia da “parzialmente libero” a “non libero”, mettendo il paese nella stessa categoria di Libia, Sud Sudan, Ucraina e Zambia, dopo che un numero record di giornalisti è finito dietro le sbarre.

Il governo di Recep Tayyip Erodgan ha respinto con rabbia il rapporto, accusando Freedom House di orchestrare una campagna per dipingere la Turchia come un regime autoritario che imbavaglia la stampa. Ma quel che ha irritato in particolare Tol, e anche Freedom House, sono state le accuse, sollevate dalla stampa filogovernativa, che il declassamento fa parte di un complotto ebraico per infangare il Paese a maggioranza musulmana. “Facciamo un test sul rapporto” scrive Tol nel suo editoriale respinto, che è stato poi pubblicato su altri media online. “Se questo pezzo viene pubblicato così com’è, senza interventi dei capiredattori, allora la libertà di stampa in Turchia è superiore a quanto afferma Freedom House”.

Recep Tayyip Erdogan (foto Globalist.it)

Hasan Karakaya, editorialista del quotidiano islamico Yeni Akit, ha accusato Freedom House di mettere Israele in buona posizione nella sua classifica, perchè il suo presidente è ebreo e Israele sostiene finaziariamente l’ong. “Ci si può aspettare che la Turchia finisca in buona posizione nel rapporto di Freedom House sui media mondiali quando David Kramer, un ebreo, o James Woolsey, un capo della Cia, o Donald Rumsfeld, un barone del settore farmaceutico, sono alla guida dell’ong?” ha scritto.
Erdogan ha messo in ridicolo la classifica dell’organizzazione, affermando che la Turchia ha sui media norme meno severe di Usa, Israele e Germania. Tol nel suo articolo sosteneva che la classifica di Freedom House è opinabile, ma respingeva le critiche basate sulle fede religiosa del suo numero uno. Karin Karlekar, responsabile del rapporto, ha respinto la accuse, sostenendo che David Kramer non ha alcuna influenza sulla classifica, pubblicata da tempo ogni anno. “La sua fede religiosa è un fatto privato che non ha nulla a che vedere con la gestione dell’organizzazione” ha detto all’Afp.

“I processi e le detenzioni nei confronti dei giornalisti sono stati piuttosto negativi per vari anni. Questo è il motivo principale del declassamento: il peggioramento delle condizioni in termini di libertà di stampa nel 2013″. Secondo Freedom House almeno 40 giornalisti restavano dietro le sbarre al 1 dicembre scorso, facendo della Turchia il principale carceriere di giornalisti al mondo. Erdogan ha contestato i dati, affermando che sono solo 18, e nessuno di essi per il suo lavoro.

Il governo turco negli ultimi mesi ha bloccato Twitter per due settimane e la piattaforma di condivisione video YouTube è inaccessibile da fine marzo nonostante i tribunali ne abbiano ordinato lo sblocco. Lo scorso anno la Bbc ha espresso preoccupazione per quel che ha definito una campagna delle autorità turche per “intimidire i giornalisti”. Un corrispondente del settimanale tedesco Der Spiegel è stat costretto nei giorni scorsi ad abbandonare la Turchia dopo le minacce di morte ricevute per un suo articolo.

Il capo delle news di Aksam, Murat Kelkitlioglu, non ha spiegato i motivi per cui il pezzo di Tol è stato scartato, limitandosi a dire che il suo quotidiano non è un luogo dove realizzare esperimenti. “Abbiamo tentato di parlare con la nostra editorialista, ma non ci siamo riusciti. Non avevamo altro da fare se non rinunciare a pubblicare l’articolo. Avremmo dovuto risolvere la cosa attraverso il dialogo, ma lei invece ha mandato il suo pezzo ad altre testate”. (TMNews 23 maggio 2014)