27 maggio 2014 | 15:35

Lettera aperta di Assoconsult al premier Renzi: per modernizzare il Paese basta il 20% di quanto la PA spende oggi in consulenza

Contribuire alla realizzazione del programma di spending review.  È questo lo spirito della lettera aperta indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi (pdf), da parte di Ezio Lattanzio Presidente di Confindustria Assoconsult, associazione che rappresenta in Italia le imprese di consulenza più significative. La missiva è stata diffusa a conclusione degli Stati Generali del Management Consulting che si sono  svolti oggi a Roma martedì 27 maggio. Ai lavori ha preso parte Mauro Bonaretti, Segretario Generale della Presidenza del Consiglio.

Obiettivo della lettera delle società di consulenza italiane è proporre al Paese un modello di azione di cui il Governo darebbe prova straordinaria: la capacità di avviare processi di innovazione nella PA con il supporto della consulenza come strumento di individuazione selettiva degli sprechi, di ripensamento dei servizi e di fattibilità operativa. Il tutto, spendendo cinque volte meno del valore stimato della spesa attuale in consulenza da parte della PA e con una maggiore trasparenza.

“Negli ultimi anni – scrive in un passaggio della lettera Ezio Lattanzio - i provvedimenti che miravano a tagliare e razionalizzare la spesa nella pubblica amministrazione sono stati diversi, ma la spesa è cresciuta addirittura a fronte di un peggioramento dei servizi. È evidente che i tagli indiscriminati falliscono o producono risultati modesti se non associati a processi di riorganizzazione, come la riduzione o l’accorpamento di uffici, solo per fare un esempio”.

Poi c’è il grande tema del digitale e delle nuove tecnologie ICT: qui la pubblica amministrazione – afferma ancora il presidente di Confindustria Assoconsult - è all’età della pietra e serve un gigantesco investimento.  Che però rischia di tradursi in spreco di risorse se lasciato solo ai vendors ICT e ai responsabili dei sistemi informativi delle PA, come successo finora”.

Dai tagli alle stesse spese in consulenza della pubblica amministrazione si potrebbero trovare molte risorse. “Le stime – si legge in un altro passaggio della lettera - parlano di due miliardi di euro, in realtà potrebbero essere il doppio. Di queste spese, non solo si può tagliare il 50%, ma arrivare fino all’80%. E col valore rimasto, il 20% della spesa di oggi, se utilizzato in maniera mirata ed organica, si potrebbe riformare l’intera pubblica amministrazione”.

Da ricordare che nel corso degli Stati Generali di martedì 27 maggio sono stati presentati i dati dell’Osservatorio Confindustria Assoconsult Rapporto 2013/2014, realizzato in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata. Il management consulting italiano conta tre miliardi di euro di fatturato nel 2013; oltre 18.000 società totali, l’85% delle quali con meno di tre addetti; 35.000 operatori con un apporto all’occupazione dello 0,16% e un grande tasso di giovani inseriti.  In Italia il concorso del management consulting al PIL è pari allo 0,2% contro una media europea dello 0,52%. Anche qui, l’Italia è fanalino di coda.

Leggi di seguito il testo integrale della lettera aperta.
Lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi

Il coraggio che serve, a partire dai tagli alla consulenza.

Caro Presidente,

nelle prossime settimane il Suo governo varerà la riforma della pubblica amministrazione.

Come Confindustria ASSOCONSULT, che in Italia rappresenta le più significative imprese di management consulting, siamo interessati a che la Sua “rivoluzione” – basata su capitale umano, innovazione, taglio alle strutture non necessarie –, insieme al lavoro del Commissario per la spending review, Carlo Cottarelli, vada nella giusta direzione. La qualità dei servizi pubblici è il primo fattore per accrescere la competitività del nostro sistema paese.
Negli ultimi anni, i provvedimenti che miravano a tagliare e razionalizzare la spesa nella pubblica amministrazione sono stati diversi, ma la spesa è cresciuta addirittura a fronte di un peggioramento dei servizi. È evidente che i tagli indiscriminati falliscono o producono risultati modesti se non associati a processi di riorganizzazione, come la riduzione o l’accorpamento di uffici, solo per fare un esempio.

Poi c’è il grande tema del digitale e delle nuove tecnologie ICT: la pubblica amministrazione è all’età della pietra e serve un gigantesco investimento. Che però rischia di tradursi in spreco di risorse se lasciato solo ai vendors ICT e ai responsabili dei sistemi informativi delle PA, come successo finora.

È essenziale la riorganizzazione dei processi e, in questo senso, l’apporto esterno della consulenza e in generale dei KIBS – Knowledge Intensive Business Services è fondamentale, come sollecitato da Nazioni Unite, OCSE, Unione Europea. In tutto il mondo, la pubblica amministrazione utilizza le società di consulenza sia per individuare gli sprechi e tagliare le spese in eccesso in maniera selettiva ma anche per ripensare i servizi.

Si sa, l’Italia è il paese delle anomalie. In Italia abbiamo il fenomeno in-house, per il quale la pubblica amministrazione compra consulenza da se stessa. Senza knowledge dall’esterno, la pubblica amministrazione da sola diventa sempre più autoreferenziale. Ricordo che in altri paesi, come in Germania, il ricorso all’in-house è possibile solo se più economico delle alternative di mercato. Ma da noi le informazioni nella fattispecie sono poco trasparenti e l’attenzione dei media è quasi nulla.

In Italia, solo una minima parte della spesa pubblica in consulenza è assegnata a soggetti organizzati in forma di impresa, anzi purtroppo questa spesa è distribuita in una miriade di micro incarichi a persone fisiche, e di conseguenza c’è il fondato dubbio del ritorno in termini di valore aggiunto. Il livello di trasparenza è tra i più bassi in Europa e si stima che solo il 12% del totale della spesa in consulenza sia aggiudicato tramite bandi di gara.

Ma dai tagli alle stesse spese in consulenza della pubblica amministrazione si possono trovare molte risorse. Le stime parlano di due miliardi di euro, in realtà potrebbero essere il doppio. Di queste spese, non solo si può tagliare il 50%, ma arrivare fino all’80%. E col valore rimasto, il 20% della spesa di oggi, se utilizzato in maniera mirata ed organica, si potrebbe riformare l’intera pubblica amministrazione.

Il management consulting è pronto ad assumersi la responsabilità di avviare processi di crescita e di innovazione nella PA. Un argomento fondamentale degli Stati Generali di Confindustria Assoconsult , tenutisi oggi in Viale dell’Astronomia, è il valore aggiunto della consulenza come strumento di fattibilità e di concretizzazione delle scelte che le istituzioni e la politica sono chiamate a fare per la modernizzazione dei sistemi paese, anche con riferimento al supporto per la realizzazione del programma di spending review.

 

 

 
Per questo crediamo che sia un valore aggiunto un confronto tra le istituzioni e il nostro settore: la riforma della pubblica amministrazione è un cambiamento alla nostra portata che, tutti insieme, possiamo conseguire.

Buon lavoro Presidente Renzi. Cordialmente,

Il Presidente
Ezio Lattanzio
CONFINDUSTRIA ASSOCONSULT è l’associazione che rappresenta le imprese di consulenza più significative del settore. Aderisce a CONFINDUSTRIA, CONFINDUSTRIA INTELLECT, FEACO Federazioni Europea delle Associazioni di Management Consulting.
A CONFINDUSTRIA ASSOCONSULT aderiscono circa 400 imprese di consulenza grandi, medie, piccole, che condividono etica, valori e visione. Insieme, partecipano allo sviluppo di iniziative, riunioni tematiche, incontri, scambio di esperienze, gruppi di lavoro, ricerche, network ed eventi per il proprio settore di specializzazione.
Ogni anno, CONFINDUSTRIA ASSOCONSULT in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata, rende noto i risultati dell’Osservatorio sul mercato della consulenza. Fornisce dati sull’andamento del settore e sulle singole practices della consulenza per sviluppare analisi competitive e misurare il valore creato dalle aziende in termini di fatturato, di impiego di risorse intellettuali, di impatto sull’economia e sulla modernizzazione del Paese.