28 maggio 2014 | 10:33

L’Usigrai contro il dl Irpef. L’avvocato Pace: “Il taglio di 150 milioni è incostituzionale”

La battaglia dell’Usigrai contro la riduzione di 150 milioni ai proventi da canone nel 2014, prevista dal quarto comma del decreto 66/2014 del governo, va avanti. E’ stato presentato ieri pomeriggio il parere chiesto dal sindacato dei giornalisti Rai ad Alessandro Pace, già presidente dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti, secondo cui “non vi sono dubbi sulla manifesta illegittimità costituzionale del quarto comma del decreto”. Pace sottolinea che la riduzione sarebbe “appropriazione indebita” in quanto “il canone di abbonamento è un’imposta di scopo e quelle entrate non vanno nel bilancio generale”. Secondo la sua relazione “la Rai, lesa da tale decreto legge” avrebbe “un vero e proprio diritto di credito nei confronti dello Stato: un diritto di credito preciso nel suo ammontare – pari a 150 milioni di euro – di cui la concessionaria pubblica ben potrebbe chiedere l’accertamento e la conseguente condanna dello Stato dinanzi al giudice civile non appena il decreto fosse convertito in legge”. Di conseguenza, aggiunge Pace, “penso che gli amministratori in buona fede non abbiano difficoltà perché la Rai si costituisca in giudizio, rivolgendosi al Tribunale Civile di Roma”. Se così non accadesse, “immagino ci sarà un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti per far valere la responsabilità amministrativa contabile”. E attenzione, conclude Pace, perché “i consiglieri che si opponessero con successo a procedere con il ricorso”, in quanto amministratori pubblici chiamati a “tutelare” l’azienda, “sarebbero considerati patrimonialmente responsabili per il danno creato e ne risponderebbero personalmente”.

La questione dei 150 milioni viene affrontata oggi dal cda della Rai: un ordine del giorno del consigliere di centrodestra Antonio Verro punta ad accelerare sul ricorso chiedendo al consiglio di esprimersi.

Il segretario dell’Usigrai Vittorio Di Trapani ha dichiarato che “come sindacato agiremo laddove è in nostro potere, ma invitiamo a muoversi anche le associazioni dei consumatori. Non è questa la strada per riformare la Rai. Piuttosto, accantoniamo il decreto, sediamoci a un tavolo domani mattina con Parlamento, Governo e azienda e la riforma in 60 giorni si può farè”. Una riforma che però, aggiunge, “preveda nuove fonti di nomina per rottamare il controllo dei partiti, lotta all’evasione, un nuovo canone sociale e il rinnovo del contratto di servizio, oggi, non nel 2016, anche per superare la tripartizione ormai obsoleta dell’azienda”.

Ecco il parere dell’avvocato Alessandro Pace, già presidente dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti (.pdf)