New media

28 maggio 2014 | 15:47

Thailandia, Facebook off-line per guasto tecnico. La giunta: “non c’entro”

(AGI/REUTERS/EFE) E’ durata solo mezz’ora l’ansia degli internauti thailandesi per un blocco di Facebook che aveva fatto temere un nuovo giro di vite da parte della giunta militare golpista che ha preso il potere il 22 maggio. Ad alimentare l’allarme aveva provveduto Surachai Srisaracam, segretario permanente del ministero per l’Informazione e le Comunicazioni: “Abbiamo bloccato temporaneamente Facebook, e domani convocheremo una riunione con altri operatori, quali Twitter e Instagram, per chiedere loro di collaborare”, aveva annunciato l’alto funzionario. “Attualmente e’ in corso una campagna per incitare la popolazione a inscenare manifestazioni contro l’Esercito”, ha spiegato l’alto funzionario. “Pertanto ci serve la collaborazione dei social network per aiutarci a fermare la diffusione di messaggi critici rispetto al colpo di stato”. Trascorsi pochi minuti, pero’, gli oltre 30 milioni di account sono tornati accessibili, mentre il nuovo regime si affrettava a smentire Surachai.

“Ci sono stati soltanto problemi tecnici con il portale”, ha spiegato una portavoce della giunta, Sirichan Ngathong. “Non rientra nella nostra politica fermare Facebook, e abbiamo incaricato il ministero per l’Informazione di istituire una commissione di vigilanza perche’ segua i social network e risolva ogni difficilta’”. Le ha fatto eco un rappresentante dell’Esercito, colonnello Winthai Suvaree: “Noi non abbiamo ordinato di bloccare Facebok, non e’ la nostra linea”, ha assicurato. “C’e’ stato un lieve inconveniente tecnico, ma il ministero sta attivandosi per riparararlo”, ha puntualizzato, evitando qualsiasi cenno all’obiettivo di mettere a tacere critiche e contestazioni.

Alla fine lo stesso segretario del dicastero competente e’ tornato sui propri passi: “Il portale ha avuto un guasto”, ha tagliato corto, “ma penso che adesso funzioni”. Dietro le quinte, verosimilmente, dev’essersi verificata una brusca marcia indietro davanti alla furibonda reazione popolare, con le linee telefoniche ministeriali paralizzate da una marea di chiamate di protesta, e altri social network quali Twitter, WhatsApp e Line inondati di segnalazioni. Rimane peraltro il bavaglio imposto dalle Forze Armate alla stampa, alle emittenti radio-televisive e a oltre duecento siti on-line. (AGI, 28 maggio 2014)