Comunicazione, New media, Pubblicità

29 maggio 2014 | 17:11

Tutto quello che gli operatori della pubblicità sanno di noi. E come fanno a saperlo, in un rapporto della Federal Trade Commission (INFOGRAFICA)

La Federal Trade Commission ha stilato un rapporto (pdf)  con il quale viene analizzato il complesso sistema di sorveglianza commerciale dei consumatori in Rete. Lo riposta un articolo del Washinton Post, secondo cui tutte le informazione che lasciamo su Internet, dalle pagine visualizzate ai post sui social netwotk, vengono raccolte dalle big data industries, che le analizzano per delineare un ritratto dettagliato dei consumatori. Queste informazioni vengono poi ‘girate’ alle compagnie pubblicitarie per elaborare la pubblicità su misura per il loro target di consumatori.

Le informazioni raccolte possono riguardare l’età, il sesso, la regione di provenienza, livello di istruzione, credenze religiose e politiche, l’affiliazione in associazioni, film e libri preferiti ecc. Con questa enorme mole di dati le agenzie big data segmentano i consumatori in dozzine di categorie per vendere le informazioni alle agezie di marketing.

 

I problemi legati a questa pratica sono la trasperanza e la tutela dei consumatori, molti dei quali non sono a conoscenza di queste attività. “L’esistenza del consumer profiling (creare un ritratto del consumatore) significa che oggi i data broker sanno molto, e spesso anche di più, di noi di quanto sanno i nostri familiari o amici” commenta Edith Ramirez, chairman della Ftc.

A difendere la categoria delle big data interviene Stuart P. Ingis, consigliere generale della Direct Marketing Association che rappresenta più di due mila compagnie, che precisa che le aziende che operano in questo settore aiutino i consumatori a prevenire e a difendersi da eventuali abusi e che il loro contributo al settore pubblicitario è fondamentale. Inoltre Ingis sottolinea come la Ftc non sia in grado di trovare una documentazione di abusi subiti dai consumatori per cui un intervento del governo sarebbe inutile, essendo meglio per i data broker continuare ad operare attraverso le forme di auto-regolamentazione.