Comunicazione, Pubblicità

06 giugno 2014 | 11:39

Girelli, ceo di Omg: il 2014 è l’anno zero del nuovo mercato degli investimenti pubblicitari in Italia (-1%). Tv e web valgono il 74,5% del mercato

Marco Girelli, ceo di Omg, in occasione dell’incontro annuale organizzato da Assocom ‘Comunicare Domani’ , ha definito il 2014 “l’anno zero del nuovo mercato degli investimenti pubblicitari in Italia” e ha detto che “dopo 5 anni in caduta libera, e dopo un 2013 che ha chiuso a -12,7%, la stima di Assocom è che il 2014 chiuderà a -1%”. 

Secondo EventReport, Girelli ha definito il 2014 “l’anno zero del nuovo mercato degli investimenti pubblicitari in Italia. Dopo 5 anni in caduta libera, e dopo un 2013 che ha chiuso a -12,7%, la stima di Assocom è che il 2014 chiuderà a -1%”.

Nel 2013, continua EventReport, gli investimenti in pubblicità avevano totalizzato 7,080 miliardi di euro, perdendo il 12,7% sull’anno precedente dopo un quinquennio che, dai 10 miliardi del 2008, è stato caratterizzato da una discesa pressoché costante. Ora, dicono le stime Assocom, il 2014 chiuderà con 7,008 miliardi di euro, cioè un -1% rispetto all’anno scorso, ma pur tuttavia un segnale che la caduta libera è terminata.

A dominare sono il web e la tv, che insieme concentrano il 75% degli investimenti complessivi e che continuano a crescere polarizzando il mercato; dall’altra parte dello spettro, infatti, tutti gli altri mezzi di comunicazione (stampa, radio, cinema, out of home) perdono quote e chiuderanno con il segno meno. La stampa è quella che perderà di più (-13,1%), il cinema andrà a -12%, l’out of home a -7,2% e la radio a -1,6%.

La tv deterrà, entro fine 2014, uno share del 52,5% degli investimenti, per un valore di 3,682 miliardi di euro, con una crescita dell’1% sull’anno precedente; il web invece crescerà del 5,7% e raggiungerà uno sgare del 22%, pari a 1,546 miliardi di euro.

La torta definita come web, sottolinea Girelli, è però molto composita e si articola in almeno 8 tipologie di investimenti: la fetta più rilevante è quella del search advertising, che assorbe il 36% degli investimenti digital, seguita dal display advertising, che ne catalizza il 25%. Cresce il video advertising, che a fine anno avrà il 13% di share, così come social e mobile, che si attesteranno, rispettivamente sul 4,5% e 4%. In rapida ascesa anche il programmatic advertising che, pur con solo il 2,5% di share, avrà però incrementato il proprio peso dell’85%. Directory e performance advertising chiuderanno con, rispettivamente, 11% e 4%.

Le stime, ha concluso Girelli, lasciano emergere alcune indicazioni di mercato:

– Il video si sta affermando come mezzo di comunicazione forte, in ambito digital ma non solo: basti pensare alla tv o all’out of home che vi fa sempre più ricorso.

– Il mobile sarà sempre più rilevante: non si parla solo di smarphone, ma anche di dispositivi indossabili (dai Google Glass agli smart watch a tutto quello che verrà dopo).

– Il programmatic buying emerge come nuova e più efficace modalità di comunicazione, laddove è il consumatore che sceglie la comunicazione pubblicitaria cui essere esposto e i canali con cui entrare in contatto con i brand, segnando il passaggio dai mass media alla tailored communication.

Fonte: EventReport