10 giugno 2014 | 10:32

Gli editori riuniti a Torino: il digitale non basta per crescere. Il 93% dei ricavi del mondo dei giornali resta ancorato alla carta

Il futuro dell’informazione sarà digitale e potrebbe essere roseo. Ma il presente è ancora in gran parte cartaceo e non sembra godere di buona salute. Lo scrive oggi La Stampa secondo cui, la radiografia del settore e le prospettive di crescita sono al centro del lavoro a Torino di oltre mille editori, manager e direttori di giornali, riuniti al Lingotto fino a domani per la 66ma edizione del World Newspaper Congress. Una platea che rappresenta un’industria che con la carta nel 2013 ha raccolto 163 miliardi di dollari. Ventiquattro miliardi meno di quanto non valesse nel 2008, ma per una volta non in calo rispetto all’anno precedente. A certificarlo è il rapporto «World Press Trends», presentato nel primo giorno del congresso da Wan-Ifra, l’organizzazione degli editori che dà vita ogni anno all’evento (l’Italia torna a ospitarlo per la prima volta dopo 26 anni).

Sempre secondo quanto riporta  La Stampa, l’indicazione-chiave del rapporto è che carta e digitale combinati stanno facendo crescere la platea dei lettori mondiali di news. Ma il calo costante dei ricavi cartacei è lontano dall’essere colmato dalla crescita di quelli digitali. Le entrate pubblicitarie digitali delle testate giornalistiche sono cresciute dell’11% nel 2013 rispetto all’anno precedente, e sull’arco di cinque anni la crescita è pari al 47%. Ma la quota di mercato che i giornali si sono ritagliati su Internet resta esigua rispetto ai colossi del web, Google in testa. Il risultato è che nonostante anni di impegno sul digitale, ancora oggi a livello globale il 93% dei ricavi del mondo dei giornali resta ancorato alla carta. E non è un ancoraggio saldo, se si guardano le cifre della diffusione. Nel 2013 c’è stato un incremento del 2% nella circolazione di quotidiani e riviste, con oltre 2,5 miliardi di persone che leggono notizie su carta e 800 milioni su piattaforme digitali. Ma il segno più è legato alla crescita del mercato asiatico (+6,67% in cinque anni), con i suoi numeri enormi in India, Cina, Malaysia e Indonesia, e al Medio Oriente che insieme all’Africa dal 2008 ha registrato un +7,5%. Nell’America del nord la situazione è assai diversa (-10% in cinque anni) e in Europa è anche peggio (-23%). In questo scenario, è evidente che l’unica crescita possibile è nel digitale e che il mercato è maturo per una «disruption» profonda. È quella che al Lingotto ha delineato John Elkann, presidente dell’Editrice La Stampa. «Voglio condividere con voi la cosa che ritengo abbia l’impatto maggiore nel ridisegnare la nostra industria», ha detto Elkann, estraendo dalla tasca uno smartphone: «Questo è ciò che farà la differenza!». L’informazione deve puntare sulle opportunità che offre la telefonia mobile, ha spiegato, in uno mondo «dove 2 miliardi di persone sono connesse a internet via smartphone e tablet». Un quarto degli accessi al web ormai avviene in mobilità, ha aggiunto Elkann. In Asia e in Africa si arriva al 40%, in Cina addirittura all’80%. I piccoli capolavori di tecnologia che teniamo in tasca 10 anni fa non esistevano: oggi, ha ricordato il presidente di Fiat-Chrysler, vengono venduti in un miliardo di esemplari l’anno (4-5 volte più di Tv e Pc). La buona notizia per Elkann è che si tratta di un trend in crescita e che la gente legge e condivide le news sempre di più, grazie alla mobilità. Anche l’imperativo «digital first» che domina le strategie di giornali come il New York Times è superato. «La realtà è “mobile first”», ha concluso Elkann.

Fonte:  La Stampa

John Elkan al Wan-Ifra di Torino

John Elkan al Wan-Ifra di Torino