Comunicazione, New media

10 giugno 2014 | 15:26

La parola chiave per un giornalismo di alto livello è “localizzare”. Lo dice Wang Xinqiao, capo dell’ufficio di Bruxelles dell’agenzia di stato cinese Xinhua

(AGI) In un mondo dell’informazione in cui i social network si impongono per velocita’, “localizzare” e’ la chiave per un giornalismo di alto livello: ne e’ convinto Wang Xinqiao, capo dell’ufficio di Bruxelles dell’agenzia di stato cinese Xinhua, tra i relatori della seconda e ultima giornata del Workshop EurAsia, a Roma.
“Il ruolo dei media e’ cambiato molto, soprattutto con la nascita di social network e tecnologie digitali che rappresentano una sfida per gli organi d’informazione tradizionali”, ha osservato Wang, “il loro punto debole e’ l’affidabilita’. Localizzare e siglare partnership rappresentano gli strumenti per i media tradizionali per superare barriere e stare al passo con i tempi”. In questo senso Wang ha sottolineato come la cooperazione con Agi abbia un ruolo strategico, al pari della scelta di assumere “dipendenti locali per colmare il divario culturale” con i Paesi in cui e’ presente la Xinhua. “Stiamo sviluppando un nuovo modello, non possiamo tradurre articoli presi da siti internet qualunque”, ha rimarcato. Anche nel giornalismo, dunque, “e’ necessario adattare il prodotto al mercato”. “Se noi siamo flessibili anche il mercato lo sara’”. Una elasticita’ che, osserva Wang, manco’ ad esempio alla Fiat quando negli anni 80 fece il suo ingresso nel mercato cinese, portando modelli obsoleti”. Un errore da cui la casa automobilistica “ha imparato” e che “l’ha portata a un grande successo oggi”. Gli ha fatto eco Wang Yin, direttore dell’International Communication Reasearch del China Daily, secondo cui il ruolo dei social network e delle aziende che forniscono servizi online rappresentano di certo un’opportunita’ da cogliere, ma anche una sfida. “Il punto di forza dei new media e’ la velocita’, ma troppo spesso le informazioni sono errate, confuse e le fonti poco attendibili”. “Il risultato e’ un giornalismo non obiettivo e il rischio di ribellione sociale”. (AGI 10 giugno 2014)