Editoria

11 giugno 2014 | 10:12

Carta e web: il futuro è contaminazione. Lo dice il direttore della Stampa

(ANSA) E’ un errore pensare che quello “digital” sia un giornalismo di serie B. Così come è un errore ritenere che la carta stampata sia destinata al declino. E’ vero che i giornali non godono di buona salute, ma il giornalismo è vivo, si tratta solo di reinventare il modo di porgerlo, consapevoli che la strada da seguire è quella della “contaminazione tra le due culture”. Questa la convinzione del direttore della Stampa, Mario Calabresi, intervenuto al World Newspaper Congress in corso al Lingotto di Torino. Per Calabresi, che ha preso parte a un panel dedicato al nuovo ruolo dei direttori, come il mondo dell’industria musicale è riuscito a fare proprio il digital, altrettanto possono fare i giornali. Alcune iniziative prese dalla Stampa, non ultima due interviste esclusive fatte sul tema “Terra” a Michelle Obama e a Bill Gates e pubblicate in forme diverse sul giornale e sul web, hanno avuto un ottimo risultato sul piano delle vendite. Nello stesso tempo hanno offerto un’informazione di qualità che prescindeva dalle fonti tradizionali. “I giornali possono e devono essere sempre più non solo contenitori di notizie, ma strumenti capaci di imporre tematiche. Da questo punto di vista la carta stampata può essere utilizzata in modo innovativo”. L’importante è che in redazione si faccia ricorso alle potenzialità “digital” di rielaborare analisi e dati. “E’ fondamentale riorganizzare la nostra conoscenza, cambiare la prospettiva, adeguarci al nuovo – ha detto Calabresi -. Gli archivi da questo punto di vista possono diventare risorse preziosissime se riorganizzati in digital. I giornali oggi, continuando a puntare sulla qualità, possono non solo offrire buona informazione, ma addirittura creare l’evento, imporlo all’attenzione dei lettori”. Per questo secondo il direttore della Stampa è tempo di pensare a giornali “che siano ‘fatti’ meno con le agenzie, e più con dati interni”. Questo non significa per un quotidiano venire meno alla sua ‘mission’, che è per definizione quella di informare. Significa declinare in modo diverso l’attualità. “Noi non vogliamo dipendere totalmente dalle agenzie – ha detto – e per riuscirci abbiamo bisogno di contaminare noi stessi. Dopo essere andati a visitare la sede di Google, abbiamo inserito nella nostra ‘newsroom’ figure che prima non esistevano. Non sono giornalisti ma neolaureati in discipline diverse o giovani ingegneri che ci aiutano a guardare il mondo con occhi ‘digital’. Per reinterpretarlo secondo le regole del buon giornalismo. Da soli non sapremmo farlo, invece grazie a loro scopriamo potenzialità nuove. E’ questa la contaminazione di cui parlo. E in questo quadro torna la saggezza dei nostri contadini, per i quali non si doveva ‘buttare via niente’. Per un giornale significa innovare, trasformare e riciclare”. (ANSA, 10 giugno 2014)

Mario Calabresi (foto Olycom)

Mario Calabresi (foto Olycom)