13 giugno 2014 | 15:02

Gli editori europei contro Google; dopo Döpfner all’attacco De Benedetti. Come si difende il motore di ricerca

Si riaccende lo scontro tra gli editori europei e Google. In aprile ad alimentare la polemica ci aveva pensato Mathias Döpfner, amministratore delegato del gruppo tedesco Axel Springer, con una lettera aperta al presidente di Google Eric Schmidt, pubblicata sul quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, in cui veniva messo sotto accusa lo “strapotere” di Google e il suo modello di business “che in ambienti poco onorevoli si chiamerebbe estorsione”. In particolare le critiche di Dopfner si appuntavano sul fatto che Google ha il potere di discriminare i suoi rivali o competitor nei motori di ricerca e in generale sull’aggressività delle grandi compagnie di alta tecnologia, “proprietarie di un nuovo potere che ci fa paura”.

Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo Editoriale L’Espresso

Concetto ribadito ora da Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo Editoriale L’Espresso. Intervenendo l’11 giugno a Torino al convegno annuale di Wan-Ifra, l’associazione mondiale degli editori di quotidiani, ha affermato: “Proprio come Döpfner, anch’io ho paura di Google. Prima di tutto perché il monopolio privato dell’accesso digitale alla conoscenza è uno strumento di omologazione senza precedenti nella storia. E anche perché da anni ormai leggiamo che gli operatori digitali globali immagazzinano dati personali raccolti fuori da qualsiasi controllo”.
Per spiegare la sua posizione, il presidente del Gruppo Espresso ha analizzato quanto è accaduto negli ultimi anni. “La tecnologia e i contenuti tendono a diventare fungibili, mentre la pubblicità viene staccata dai contenuti editoriali; il che equivale a dire che il nostro mercato è stato sovvertito”, ha detto. “Gli editori non vendano solo informazioni, vendono anche inserzioni pubblicitarie. Ma questo non è più vero nel digitale, dove ciò che resta della pubblicità dopo la disintermediazione va in grandissima parte ai grandi attori globali, come Google”.
Secondo il presidente del Gruppo Espresso, perché gli editori abbiano un’opportunità nei confronti di questi nuovi concorrenti, deve essere garantito un terreno di confronto uguale per tutti, eliminando i vantaggi ingiusti e anticoncorrenziali.
“Per quanto riguarda Google”, dice De Benedetti, “la soluzione di gran lunga migliore ai problemi concorrenziali che abbiamo di fronte sarebbe di sottomettere i servizi di ricerca specialistica di Google alle norme che l’algoritmo della ricerca generale applica a tutti gli altri. Ciò potrebbe essere raggiunto sia con una separazione delle proprietà (un’antica e ben nota misura antitrust) o con una separazione funzionale della attività di ‘general search’ da quelle dei servizi e ricerca specializzati, a prescindere dal fatto che tali servizi e attività siano attualmente monetizzati direttamente. Questa separazione funzionale potrebbe essere raggiunta proibendo l’uso dei dati raccolti tramite un servizio a beneficio di un altro servizio della società”.

Joaquin Almunia, commissario europeo alla Concorrenza, con la moglie

Google non ha replicato direttamente alle dichiarazioni di De Benedetti. In via informale, il gruppo di Mountain View fa notare comunque che la richiesta avanzata dal presidente del Gruppo Espresso di un intervento della Commissione europea per separare le attività di search e quelle di advertising di Google era già stata fatta alcune settimane fa dal ministro tedesco dell’Economia, Sigmar Gabriel. E respinta il 19 maggio dal commissario alla Concorrenza, Joaquin Almunia.

Lo stesso Almunia aveva replicato punto per punto alle accuse mosse da Döpfner con un suo articolo pubblicato sulla Frankfurter Allgemeine, dal titolo We discipline Google.

Anche Eric Schmidt ha scritto un articolo per il quotidiano tedesco, in cui oltre a ribadire il fatto che Google porta traffico ai siti dei giornali, evidenzia le possibili forme di collaborazione con gli editori per costruire nuovi modelli di business capaci di ottenere un vantaggio reciproco dalle tecnologie emergenti.

Gli editori americani si tirano fuori dalla polemica contro Google aperta dai colleghi europei. Arthur Sulzberger Jr., editore del New York Times, intervenendo pochi giorni fa a un evento degli editori in Spagna, ha dichiarato: Noi non abbiamo alcun problema con Google.

Neelie Kroes, commissario europeo per l’Agenda digitale

Da segnalare infine, su questi temi, le dichiarazioni di Neelie Kroes, commissario europeo per l’Agenda digitale, che prende spunto da una vicenda per certi versi analoga: la battaglia dei tassisti europei contro Uber (di cui Google è uno dei finanziatori, oltre che socio in affari).

“Che si tratti di taxi, musica, voli, notizie o di qualsiasi altra cosa, il fatto è che le tecnologie digitali stanno cambiando molti aspetti della nostra vita”, afferma Kroes. “Non possiamo affrontare le sfide ignorandole, scendendo in sciopero, o cercando di vietare queste innovazioni. Il compito dei legislatori non è quello di mentire alle persone assicurando loro che tutto sarà sempre facile e che domani sarà esattamente come oggi. Sarà peggio per voi e per i vostri figli se faremo finta che non dobbiamo cambiare. Quindi è il momento di sedersi attorno a un tavolo e di trovare soluzioni ragionevoli. Innovazioni digitali come le app per i taxi sono qui per restare. Dobbiamo lavorare con loro, non contro di loro”.

 

Il testo del discorso di Carlo De Benedetti a Wan-Ifra