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17 giugno 2014 | 16:14

“Radio Padania monopolizza le frequenze”, denuncia la palermitana Primaradio

(ANSA) Radio Padania avrebbe monopolizzato in questi anni il mercato delle frequenze, rivendendole a privati. A denunciarlo è Salvatore Giordano, editore dell’emittente palermitana Primaradio, secondo cui nell’ultimo anno Radio Padania avrebbe ripreso ad “occupare” frequenze rimaste libere in Sicilia, le ultime tre trasmettono da San Vito Lo Capo (Trapani), da Erice FM 99.5  (Trapani) e da Romitello-Borgetto Fm 102.3 (Palermo). Frequenze che saranno vendute o cedute a emittenti nazionali o locali che possono permettersi simili operazioni. “Grazie a un emendamento alla legge finanziaria del 2001 (Governo Berlusconi) presentato dal deputato leghista Davide Caparini – spiega Giordano -, Radio Padania ha acquisito gratuitamente in questi anni oltre 250 frequenze in tutta Italia, sud e isole comprese, e ne ha rivendute tantissime ricavandoci dei soldi. Dopo troppi anni finalmente il dipartimento comunicazioni del Ministero dello sviluppo economico, grazie a un recentissimo parere dell’Avvocatura dello Stato, dà a tutti gli ispettorati regionali la facoltà di spegnere questi impianti e mi auguro che di fronte ai sacrifici quotidiani di tante radio private lo facciano senza perdere altro tempo. Se una radio commerciale vuole ampliare la copertura lo può fare solo acquistando a caro prezzo un ramo d’azienda, ovvero una frequenza FM di un’altra radio”. Secondo Giordano, Caparini, attuale deputato leghista e segretario di presidenza della Camera, nonché fondatore dell’emittente padana, con il suo emendamento alla legge Finanziaria del 2001 avrebbe consentito “solo ed esclusivamente alle radio comunitarie nazionali, cioè Radio Padania e Radio Maria, di completare le rispettive coperture in deroga alla legislazione vigente in materia radiotelevisiva che impedisce a tutti gli altri l’occupazione di nuove frequenze o canali”. “Radio Padania – continua il proprietario di Primaradio – ha potuto così occupare in giro per l’Italia tutte quelle frequenze rimaste libere che sono divenute poi di sua proprietà, incrementando il patrimonio dell’emittente di una cifra variabile tra un minimo di 15 e un massimo di 25 milioni di euro”. (ANSA, 17 giugno 2014)