24 giugno 2014 | 8:42

Scontro tra i media tedeschi e Google. Almunia, commissario europeo alla concorrenza, accusato di favorire Big G

(Europaquotidiano.it) Nel totonomine di questi giorni a Bruxelles – chi sarà il presidente della Commissione europea? A chi andranno i portafogli chiave? – forse la partita più importante non è quella tra Angela Merkel e David Cameron. Ce n’è un’altra, una partita milionaria: è la guerra tra alcuni dei maggiori editori tedeschi e Google.
Lo scontro tra media più o meno tradizionali e Google non è una novità. Nelle puntate precedenti sono stati i francesi a prendersela col gigante di Mountain View, ottenendo – al termine di un lungo negoziato – che Google spendesse 60 milioni di euro per aiutare le aziende dell’informazione d’Oltralpe ad adattarsi alla competizione nell’era digitale.
Stavolta un gruppo di editori tedeschi – riuniti sotto la sigla Vg Media – ha impugnato una legge sul copyright approvata lo scorso anno in Germania, chiedendo a Google una percentuale sui suoi proventi pubblicitari. Il ragionamento è questo: la legge tedesca prevede che Google possa citare come risultati di una ricerca solo «brevi estratti» dei contenuti di un sito. Le anteprime delle ricerche di Google – dicono i tedeschi – sono troppo lunghe: in questo modo gli utenti non cliccano sul link. Google ottiene un profitto grazie a un contenuto altrui. Una parte degli introiti pubblicitari, secondo Vg Media, spetta agli editori.
Risponde Google: se non volete farci utilizzare i vostri contenuti, avete a disposizione un “opt-out”. Potete scegliere di venire esclusi dalle nostre ricerche. La contro-replica è arrivata qualche tempo fa da Mathias Döpfner, amministratore di Axel Springer, uno dei principali gruppi coinvolti nella battaglia anti-Google: l’opt-out sarebbe un suicidio, perché ci priverebbe della principale fonte di traffico. Chiediamo solo condizioni più eque.
«Ho paura di Google», ammetteva candidamente Döpfner in una lettera aperta al suo omologo Eric Schmidt. Perché? Il monopolio ha reso Mountain View troppo influente. Anche il potere politico ormai è succube di Google. E torniamo alla Commissione europea. Sul tavolo di Joaquín Almunia, attuale commissario alla concorrenza, c’è una procedura aperta da anni da alcuni rivali di Google, Springer compresa. L’accusa è abuso di posizione dominante. Un esempio: se un utente vuole acquistare un prodotto e lo “googla”, in cima ai risultati della ricerca appariranno i servizi di e-commerce di proprietà di Google. Anche se quello stesso prodotto è disponibile su altri siti, magari più cliccati (magari di Springer che, val la pena di ricordarlo, è ormai un attore di primo piano nel mondo dell’e-commerce). Qui sta l’abuso.
La proposta di “mediazione” di Almunia prevede che i rivali possano acquistare degli spazi a pagamento in cima alle ricerche di Google. Ma così – replicano Döpfner e soci – la posizione dominante non viene scalfita, al contrario. Una linea condivisa anche dal vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel.
Domenica scorsa il New York Times ha svelato una lettera di Almunia ai colleghi commissari: non date retta ai critici, l’accordo con Google deve andare in porto. La Commissione è già pronta ad aprire nuove inchieste contro il colosso, su molti «nuovi tipi di mercato» (leggi alla voce Android). Inchieste che graveranno sul nuovo commissario alla concorrenza. Il nome verrà scelto da Merkel, Cameron e dagli altri. Ma Schmidt e Döpfner vorranno dire la loro.

Fonte: Europaquotidiano.it