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27 giugno 2014 | 9:46

Rai – Intervista ad Antonio Nicita, commissario Agcom, sul futuro della tv pubblica

Secondo Antonio Nicita, da gennaio commissario dell’Agcom, il momento è maturo per una seria riforma della Rai, che è la premessa per una riforma di tutto il sistema televisivo.

Nicita afferma: “Rilanciare un servizio pubblico di qualità, liberato dalla schiavitù dell’audience, può essere il grimaldello per una riforma complessiva del settore televisivo, che spazzi via il duopolio dorato nella tivù free e apra a una vera rivoluzione nella produzione culturale multimediale italiana”.

Antonio Nicita

Antonio Nicita

“Del resto”, prosegue il commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, “non si può pensare di toccare un pezzo importante come la Rai lasciando tutto il resto costante. È del tutto evidente che cambiando la Rai, a fattori invariati, si sposterà un flusso importante di risorse pubblicitarie sulle altre realtà, e quindi o si rafforzeranno i player dominanti o se ne creeranno di nuovi”.

Per quanto riguarda l’assetto della nuova tivù pubblica, secondo Nicita, “bilanciando le risorse con la mission, si potrebbero prevedere due reti a solo canone, la terza rete o si privatizza o può essere una rete commerciale parzialmente privatizzata”.
Entrando nei dettagli, il commissario dell’Agcom spiega: “La prima rete mi piacerebbe che fosse uno specchio davvero plurale delle realtà culturali e sociali del Paese, soprattutto quelle non rappresentate oggi dalla televisione. Aperta a produzioni indipendenti, a prodotti di nicchia, a formati sperimentali, a espressioni culturali anche di tipo regionale; potrebbe anche raccogliere pubblicità in una quota molto limitata. La seconda rete, finanziata esclusivamente con risorse fiscali, potrebbe essere una grande all news, sul modello di France 24”.

Per la terza rete, Nicita osserva che “sul tavolo c’è da anni l’ipotesi della privatizzazione e sulla base di una consultazione larga si può stabilire quale strada seguire. Nel caso rimanga di proprietà pubblica, sarebbe sempre una rete commerciale e occorrerebbe quindi separarla societariamente dalle reti a canone. Potrebbe raccogliere pubblicità e, volendo, fare pay tv nel digitale”. E aggiunge: “Ci sono anche diverse proposte che suggeriscono una parziale privatizzazione. Cedendo fasce di programmazione a produttori e operatori esterni, anche indipendenti, che vogliano trasmettere propri programmi. La concessionaria pubblica sceglie le offerte che le interessano, intasca i soldi dalla vendita dello spazio e avrebbe il vantaggio di non dover investire molto nella programmazione, mentre gli operatori terzi raccoglierebbero direttamene la pubblicità dei loro programmi”.

L’articolo integrale è sul mensile Prima Comunicazione n. 451 – Giugno/Luglio 2014