Editoria

03 luglio 2014 | 18:02

Il Comitato per la protezione dei giornalisti scrive a Renzi: “Depenalizzare la diffamazione”

(ANSA) “Chiediamo al suo governo di depenalizzare la diffamazione e di mettere la legislazione italiana in linea con gli standard europei e internazionali”. E’ questo l’appello che lancia a Matteo Renzi il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ), che ha inviato al premier una lettera aperta nel giorno in cui ha assunto la presidenza di turno dell’Unione Europea. Il documento indica i limiti del ddl all’ esame del Senato e sottolinea la necessità di una informazione più trasparente per la ripresa economica del paese. “Sollecitiamo il suo governo ad abolire qualsiasi legge che – afferma l’organizzazione di New York impegnata a promuovere la libertà di stampa – possa reprimere il diritto di critica. Un contesto mediatico vivace rappresenta il miglior accompagnamento al suo impulso di rigenerare l’Italia, così come giornalisti liberi di raccontare senza ostacoli né intimidazioni possono aiutare a sradicare inefficienze, corruzione e criminalità organizzata”, mali che secondo Bankitalia “frenano la ripresa economica del Paese”. MULTE TROPPO ALTE – La proposta di legge ora al Senato, secondo il Comitato, segnerà anche un miglioramento, “ma non consentirà di raggiungere gli standard internazionali” indicati da OSCE, Consiglio d’Europa e ONU. La nuova legge avrebbe un effetto raggelante sulla libertà di stampa – sostiene CPJ riferendo il giudizio di Ossigeno per l’Informazione – e ciò “perché le multe potrebbero essere più alte dello stipendio di molti giornalisti”. Alcuni emendamenti non approvati, osserva il CPJ, “avrebbero limitato le cause pretestuose promosse nei tribunali civili”, che secondo l’Osservatorio rappresentano più di un terzo delle intimidazioni commesse in Italia con querele infondate e altri abusi del quadro legislativo. SANZIONI SPROPORZIONATE – Il CPJ sottolinea che l’Italia è “uno dei pochi paesi europei in cui i giornalisti possono finire in prigione (fino a sei anni) per diffamazione” e che “la Corte Europea dei Diritti Umani ha detto che la legge italiana, con sanzioni criminali sproporzionate, viola il diritto alla libertà di espressione sancito dalla Convenzione Europea”. QUERELE PRETESTUOSE – Occorrono riforme adeguate, conclude il CPJ, perché in Italia “le minacce di querela per diffamazione sono usate spesso come uno strumento per intimidire i giornalisti e impedire loro di riferire notizie sulla corruzione politica o sulla criminalità organizzata”.(ANSA, 3 luglio 2014)