07 luglio 2014 | 12:13

Amazon sotto accusa da editori e scrittori

Il colosso delle vendite online di libri è accusato di boicottaggio dagli scrittori. Questo perchè Amazon impedisce ai clienti di ordinare i libri o allungando i tempi di consegna.
Di seguito riportiamo un pezzo dell’articolo del Foglio di Giuliano Ferrara. http://bit.ly/1jfOlKp

In questi mesi la guerra tra Amazon e le case editrici ha due fronti. Uno in America, con l’editore Hachette, contro cui Amazon usa una strategia commerciale violenta, ritarda le consegne dei libri, li nasconde in fondo ai suoi cataloghi, si rifiuta di accettare le ordinazioni anticipate. L’altro in Germania, contro l’editore Bonnier, uno dei principali gruppi tedeschi. Tra Amazon e Bonnier c’è un contenzioso aperto da mesi, la compagnia di Jeff Bezos pretende che le quote di profitto sulla vendita degli ebook siano divise in modo più favorevole: oggi le case editrici si prendono il 70 per cento dei profitti, Amazon vorrebbe dividere la torta a metà, come già avviene con i libri cartacei. Per condurre Bonnier a miti consigli, Amazon ha iniziato a ritardare di settimane la spedizione dei libri dell’editore, che su amazon.de, la versione tedesca del sito (la seconda più redditizia dopo quella americana), sono catalogati quasi tutti come non disponibili, o disponibili tra dieci o più giorni. Gli editori, in America come in Germania, strillano che Amazon gioca sporco – lo ha sempre fatto quando c’era da consolidare e difendere il suo monopolio –, ma le reazioni di tedeschi e americani sono tutte diverse. Hachette ha deciso di combattere Amazon con le armi del mercato, ha mobilitato i suoi autori, danneggiati dalla strategia di Amazon, ha promosso nuove modalità di acquisto dei libri. Martedì Hachette ha acquisito il Perseus Books Group, casa editrice specializzata in pubblicazioni tecniche, e secondo il New York Times è l’inizio del contrattacco ad Amazon: Hachette vuole diventare così grande e importante che per Amazon la strategia di boicottaggio sistematico diventerà non più sopportabile.

In Germania, Bonnier ha chiesto aiuto al governo di Berlino. La Börsenverein, l’associazione degli editori tedeschi, ha presentato all’autorità antitrust del governo federale una denuncia contro Amazon. La guerra commerciale degli americani è scorretta, dicono gli editori, Amazon controlla il 70 per cento delle vendite di libri online in Germania e usa metodi da “estorsione”. “Se non esisti su Amazon non esisti neanche agli occhi del lettore”, scrivono gli editori, Amazon lo sa, e se ne approfitta per cercare di indebolirci. Amazon ha smentito le accuse: non c’è nessun complotto, abbiamo solo ridotto le scorte – ma intanto il governo tedesco aprirà un’indagine che durerà mesi, e ci sono precedenti di condanna.

Gli editori europei sanno che nella guerra contro i giganti americani del tech, i governi e le cancellerie sono un alleato prezioso. Come gli editori, anche i governanti di mezza Europa vedono nell’avanzata della Silicon Valley un’invasione yankee (in Francia il parlamentare Thomas Thévenoud disse che Uber, la compagnia di macchine con autista, si comportava “come un cow-boy”), e le istituzioni europee hanno una lunga storia di contrasto (spesso giustificato) alle iniziative della Silicon Valley, dalle decisioni dell’antitrust contro Microsoft alle sentenze contro Google. In Germania (e in tutta Europa), editori e legislatori hanno creato un mercato dove la concorrenza è scarsa e l’ingresso di nuovi player è difficile, e lo hanno fatto con leggi come quella che vieta di applicare sconti sui libri, che devono essere venduti tutti a prezzo intero (in Italia la legge Levi, che ha Amazon tra i suoi obiettivi, limita gli sconti al 15 per cento).