08 luglio 2014 | 12:21

“Matteo non abbandonarci”: il video appello dei giornalisti dell’Unità. Giornata di mobilitazione in redazione

Giornalisti e poligrafici dell’Unità lanciano un video appello al premier Matteo Renzi per scongiurare la chiusura del quotidiano fondato da Gramsci. La Nie, società editrice del quotidiano, è finita in liquidazione e il Cdr della testata avverte che “se entro luglio non arriverà una offerta solida, il fallimento sarà inevitabile”. E’ indetta per oggi una giornata di mobilitazione in redazione (a questo link la diretta streaming).

Clicca qui per guardare il video appello

Il video, realizzato da Klaus Davi e on line da questa mattina sul sito del giornale e sui social, si apre con l’immagine forte dell’art director Loredana Toppi incinta all’ottavo mese di gravidanza. “Matteo, ad agosto nasce mio figlio, cosa gli aspetta?”, dice Toppi rivolgendosi ai due Matteo, l’editore Fago e il premier Renzi. “La situazione è drammatica, abbiamo un mese di vita”, continua il grafico Umberto Verdat. “E’ come un condannato nel braccio della morte, fai qualcosa per noi”. C’è poi la testimonianza del poligrafico Roberto Corvesi, che si commuove davanti alla telecamera: “L’Unità noi la consideriamo una famiglia. Matteo credi in noi”, afferma.

Anche i giornalisti intervengono per testimoniare la grave situazione nella quale verte il quotidiano. Non mancano nomi storici del giornale, da Marcella Ciarnelli ai fiorentini Claudia Fusani e Francesco Sangermano. E ancora Cesare Buquicchio, Cecilia Ferretti, Natalia Lombardo, Massimo Solani, Stefania Scateni e Roberto Monteforte. Umberto De Giovannangeli sottolinea che la chiusura dell’Unità “sarebbe un tragico paradosso. Fare feste dell’Unità, dopo aver fatto la festa a L’Unità”, e aggiunge che per Renzi “passare alla storia come il Segretario Pd che ha chiuso L’Unità definitivamente non sarebbe una bella cosa”.

Chiude l’appello Luca Landò, il direttore della testata: “L’Unità è un pezzo di storia dell’Italia e per questo motivo il quotidiano non chiuderà”, dice. “E’ stato per circa 20 anni un giornale clandestino durante il fascismo, è stato l’unico giornale al mondo in grado di tornare in edicola e rimanerci. L’Unità non è un giornale come gli altri perché da informazione e passione. Passione che è la vera forza de L’Unità che gli permette di affrontare e superare le sfide”. E conclude: “Se anche dovesse chiudere, riaprirà nuovamente”.

Clicca qui per guardare il video appello

Intanto il Cdr della testata ha pubblicato oggi questo nuovo comunicato:

Oggi abbiamo invitato i colleghi della stampa e gli amici del giornale in redazione (ore 12) per raccontare tutte le volte che non siamo stati ascoltati. Tutte le volte che i giornalisti de l’Unità hanno denunciato la malagestione del giornale, l’assenza di un progetto serio, la mancanza di trasparenza e di solidità aziendale, hanno avuto come risposta solo un’alzata di spalle. Fino all’ultimo, scandaloso episodio di un’azionista di FI nella nostra società: ultimo atto di una progressiva parabola discendente, che ha portato il giornale sull’orlo del baratro. Oggi se ne sono accorti tutti, perché i fatti sono testardi e alla fine si prendono le loro ragioni.

Proprio noi, che avevamo ragione dall’inizio, rischiamo di pagare caro questo sistematico disegno di dismissione. Noi, con voi lettori che ci seguite dimostrando affetto e solidarietà verso una testata che non ha eguali in Italia quanto a storia radicata nel mondo della sinistra, nella militanza politica. Il rischio è che il giornale fallisca se entro luglio non arriva un’offerta credibile per rilevare l’attività. I due liquidatori hanno dato al Cdr un quadro allarmante della situazione.

Da mesi si rincorrono dichiarazioni pubbliche di impegno e attenzione alle vicende che coinvolgono il giornale fondato da Antonio Gramsci. È arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti. Chi volesse aspettare il fallimento, per agire magari un minuto dopo, sappia fin da ora che a quel punto non si salverebbe l’Unità ma solo una scatola vuota. Sarebbe una sconfitta per tutti.

Il Cdr